Il Pronto Soccorso del San Pio di Benevento è al centro del dibattito locale sulla carenza di barelle, sul sovraffollamento e sui lunghi tempi di attesa. Il partito Azione Benevento, tramite Filomena Di Mezza, ha descritto la situazione come un problema strutturale nel rapporto tra l'ospedale hub e i servizi sanitari territoriali, e non come un episodio isolato, e ha avanzato cinque proposte per riorganizzare la sanità locale.
Il dibattito segue un distinto intervento pubblicato il giorno precedente da Fernando Errico, che ha segnalato barelle insufficienti, ambulanze bloccate e tempi di attesa prolungati. Quell'intervento ha collegato la carenza alla disponibilità di posti letto, ai tempi necessari per trasferire i pazienti in reparto e alla gestione dei ricoveri, e ha chiesto un coordinamento più stretto tra ospedale, servizi territoriali e Centrali operative territoriali.
Nelle fonti consultate non erano disponibili dati ufficiali sul numero di barelle mancanti, sui tempi medi di attesa, sul tasso di occupazione dei posti letto o sul numero di ambulanze bloccate.
Le cinque proposte
Il piano presentato da Azione riguarda l'assistenza territoriale, la gestione delle dimissioni, l'assistenza a distanza, le strutture private accreditate e il ruolo del secondo ospedale cittadino.
- Rendere operative le Case di Comunità
La prima proposta chiede di rendere operative le Case di Comunità con personale medico e infermieristico stabile. Secondo la proposta, queste strutture territoriali gestirebbero le cure primarie, la cronicità e i codici bianchi e verdi a bassa gravità.
- Centralizzare la gestione delle dimissioni e rafforzare la continuità assistenziale
La seconda proposta riguarda la gestione centralizzata delle dimissioni ospedaliere, la pianificazione dell'assistenza post-ricovero e il potenziamento della Guardia Medica. Le Centrali operative territoriali sono indicate, nel dibattito che accompagna il piano, come possibili strumenti per filtrare gli accessi ospedalieri e gestire le dimissioni protette.
- Attivare la telemedicina e il telesoccorso
Azione propone l'attivazione stabile della telemedicina e del telesoccorso per seguire a domicilio i pazienti cronici e fragili. La proposta presenta l'assistenza domiciliare come approccio previsto per questi pazienti; le fonti non affermano né quantificano quale effetto ciò avrebbe sugli accessi in Pronto Soccorso.
- Maggiore ricorso alle strutture private accreditate
Il piano prevede un maggiore ricorso alle strutture sanitarie private accreditate per le attività programmate e per la riabilitazione post-acuzie. Le fonti lo descrivono come parte della riorganizzazione proposta; non affermano che questo spostamento libererebbe una specifica quota di capacità al San Pio.
- Un ruolo più forte per il Fatebenefratelli
Azione chiede un maggiore impegno dell'Ospedale Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli e il potenziamento del suo Pronto Soccorso, con l'obiettivo dichiarato di distribuire meglio i carichi dell'emergenza tra i due ospedali cittadini. Le fonti non confermano se il Fatebenefratelli abbia già avviato interventi di ampliamento o potenziamento del proprio Pronto Soccorso.
Come le proposte si collegano tra loro
Lette insieme, le cinque misure puntano meno sulla sola aggiunta di barelle e più sui percorsi di ingresso e di uscita dal Pronto Soccorso. Case di Comunità, medici di continuità assistenziale, assistenza a distanza e Centrali operative territoriali sono presentati come strumenti per gestire la domanda prima che i pazienti arrivino al San Pio, mentre la pianificazione delle dimissioni e la riabilitazione post-acuzie riguardano ciò che avviene dopo il ricovero.
Il collegamento segnalato tra dimissioni ritardate, letti occupati, barelle in attesa e ambulanze che non possono tornare in servizio riflette il modo in cui gli osservatori locali descrivono la pressione sul Pronto Soccorso. Le fonti non stabiliscono la precisa sequenza causale né quanto ciascun fattore contribuisca alla situazione attuale.
Cosa resta da decidere
Le cinque misure sono proposte politiche. Le fonti consultate non indicano che siano già state adottate o finanziate.
Restano inoltre diversi punti non verificati: il peso relativo delle dimissioni ritardate, della carenza di posti letto, degli accessi impropri o della carenza di personale, e se il Fatebenefratelli abbia già avviato passi per ampliare la propria capacità di emergenza. Qualsiasi valutazione del piano dipenderà dal personale, dai finanziamenti e dai dettagli attuativi, che non sono contenuti nei resoconti disponibili.