Massimiliano Esposito ha ammesso in aula di aver ordinato l'omicidio di Antonio Ivone, dichiarando però ai giudici che Ivone non era l'uomo che i killer intendevano uccidere.

L'ammissione è stata riportata il 5 ottobre 2026, nel corso del processo di primo grado per l'omicidio di Ivone. Secondo il resoconto dell'udienza, Esposito ha detto di essere il mandante — la persona che ordinò l'agguato — ma ha indicato come obiettivo designato il rivale Rodolfo Zinco. Esposito avrebbe detto di aver dato comunque l'ordine di sparare dopo aver saputo che Ivone era presente.

Anche Luigi Bitonto avrebbe ammesso il proprio coinvolgimento dopo le dichiarazioni di Esposito. L'accusa lo descrive come vedetta, con il ruolo di aver favorito l'avvicinamento degli attentatori alla vittima.

Le ammissioni riportate restano parte di un processo in corso. L'esatta sequenza dei fatti e i ruoli individuali di tutti i presunti partecipanti dovranno essere accertati dal tribunale, che non ha ancora emesso una sentenza definitiva sul caso.

L'omicidio al Rione Traiano

Antonio Ivone fu ucciso il 29 agosto 2000 al Rione Traiano, a Napoli, in un agguato di stampo camorristico.

Secondo gli investigatori, fu colpito da vicino con diversi colpi d'arma da fuoco mentre si trovava fuori da un bar. L'omicidio del 2000 è rimasto sotto indagine per anni, prima che venissero emessi provvedimenti per omicidio nell'ambito di una più ampia operazione di polizia del 2024.

Un conflitto su Bagnoli e l'area flegrea

Gli investigatori hanno collocato l'omicidio nel contesto di un conflitto tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite a Bagnoli e nella più ampia area flegrea.

La polizia ha collegato il caso alle tensioni tra il clan D'Ausilio e i gruppi rivali. Le cronache successive sull'operazione del 2024 hanno descritto Esposito come accusato di aver ordinato l'agguato contro Ivone in quel contesto di competizione per il controllo criminale.

L'operazione del 2024 riguardava anche presunti traffici di droga e gestione abusiva dei parcheggi, oltre alla separata indagine per omicidio sull'uccisione di Ivone. In quell'indagine per omicidio, due sospettati furono ritenuti responsabili, con il caso trattato come aggravato dal metodo mafioso.

Cosa deve ancora decidere il tribunale

Il resoconto sull'obiettivo designato si basa sulle dichiarazioni rese in aula e non è stato corroborato in modo indipendente da una seconda fonte. In particolare, i resoconti della polizia e dell'agenzia nazionale descrivono il più ampio conflitto criminale, ma non confermano in modo indipendente la tesi secondo cui Rodolfo Zinco fosse l'obiettivo designato.

Non è inoltre ancora stabilito se le ammissioni riportate saranno accolte integralmente dal tribunale né quale effetto avranno sulla sentenza finale.

Gli arresti e i provvedimenti per omicidio del 2024 erano misure cautelari adottate nel corso delle indagini preliminari. Secondo la procedura italiana, le persone coinvolte sono presunte innocenti fino a condanna definitiva.

Perché questa udienza è importante

In primo luogo, se accolta dal tribunale, la dichiarazione di Esposito risolverebbe una questione investigativa centrale: chi ordinò un agguato avvenuto più di vent'anni fa.

In secondo luogo, l'affermazione secondo cui Ivone non fosse la vittima designata introduce una diversa versione del movente. Piuttosto che un omicidio pianificato specificamente contro Ivone, la versione riportata descrive una decisione presa dopo che Ivone fu visto sul posto insieme al presunto obiettivo designato.

Per chi segue il caso, il prossimo passaggio rilevante saranno gli accertamenti del tribunale su credibilità, ruoli individuali e responsabilità penali, più che le sole dichiarazioni rese in aula.