Salvatore Giordano, originario di Marano, fu colpito il 5 luglio 2014 da un pesante frammento caduto dalla Galleria Umberto I a Napoli. Morì in ospedale quattro giorni dopo. Tredici anni dopo, i legali della famiglia dicono che il risarcimento non è stato ancora corrisposto integralmente.

Il caso è stato nuovamente raccontato da Il Mattino, che descrive una famiglia ancora in cerca di una conclusione attraverso la via giudiziaria. Secondo il quotidiano, i legali della famiglia hanno annunciato un'udienza civile e un esposto alla Corte dei Conti per il ritardo.

Un risarcimento ancora non pagato, secondo la famiglia

La tesi centrale sostenuta dal collegio legale della famiglia è semplice: a oltre un decennio dalla morte, i danni dovuti non sarebbero stati pagati integralmente.

I legali hanno annunciato un'udienza civile davanti al Tribunale di Napoli per chiedere danni legati al ritardo nel pagamento. Il Mattino riferisce inoltre che intendono presentare un esposto alla Corte dei Conti, l'organo pubblico competente per il controllo sulla spesa pubblica in Italia.

Le cronache disponibili non documentano in modo completo quanto sia stato effettivamente versato finora, né quanto resti ancora da corrispondere. Quella storia completa dei pagamenti non è stata accertata nelle fonti esaminate per questo articolo.

Interessi stimati a quasi un milione di euro

Una delle cifre più citate nel caso proviene dall'avvocato della famiglia, come riportato dall'ANSA.

Secondo l'ANSA, il legale stima che gli interessi maturati sul risarcimento ammonterebbero ormai a quasi un milione di euro. La cifra riflette il lungo ritardo trascorso dalla tragedia del 2014.

Va letta con cautela: la somma vicina al milione di euro è una stima dell'avvocato, non un importo confermato da un provvedimento giudiziario riportato integralmente nelle fonti disponibili. L'esatto ammontare dovuto resta uno dei punti irrisolti del caso.

Un procedimento penale arrivato in Cassazione

Il percorso giudiziario è passato anche per le aule penali.

Ottopagine riferisce che il caso è stato portato davanti alla Corte di Cassazione, la più alta giurisdizione italiana, e che la famiglia è ancora in attesa del risarcimento da parte del Comune di Napoli e del condominio coinvolto.

La documentazione esaminata non chiarisce se da allora sia intervenuta una decisione definitiva della Cassazione o nel giudizio civile. L'esito giudiziario finale va quindi considerato ancora non confermato sulla base delle fonti qui disponibili.

La targa commemorativa rimossa

Una seconda controversia riguarda la memoria di Salvatore Giordano in città.

Secondo NapoliToday, una targa commemorativa inaugurata nel 2025 è stata rimossa durante i lavori in Via Toledo e lasciata in un'area di cantiere. La famiglia ha contestato sia la rimozione sia il modo in cui la targa è stata lasciata.

NapoliToday riferisce che la famiglia, tramite l'avvocato Sergio Pisani, ha rivolto un'ulteriore richiesta di risarcimento al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, per l'episodio. La richiesta è stata indirizzata al Comune di Napoli.

La vicenda della targa ha aggiunto una dimensione civica separata a un caso che già riguardava la giustizia ritardata: non solo quando arriverà il risarcimento, ma come la vittima viene ricordata nello spazio pubblico.

Cosa resta da chiarire

Tre punti restano irrisolti nelle cronache verificate:

Primo, non è confermato dalle fonti esaminate se le udienze citate abbiano portato a una decisione definitiva della Cassazione o del giudice civile.

Secondo, l'importo totale dovuto, e l'eventuale somma già versata alla famiglia, non sono documentati in modo completo nelle fonti esaminate.

Terzo, la cifra di quasi un milione di euro per gli interessi è una stima dell'avvocato della famiglia, non una somma accertata da un provvedimento giudiziario riportato integralmente.

Ciò che è accertato è la cronologia essenziale: un crollo mortale il 5 luglio 2014, la morte quattro giorni dopo e, tredici anni dopo, una famiglia che chiede ancora, tramite il Tribunale di Napoli, la Corte dei Conti e il sindaco, il pieno risarcimento e il riconoscimento pubblico.