L'assessora all'Istruzione di Napoli Maura Striano ha condannato le intrusioni e gli atti di vandalismo nelle scuole della città durante la recente ondata di occupazioni studentesche, descrivendo quei danni come un colpo inferto dagli studenti al proprio futuro comune.
Striano, docente di pedagogia all'Università Federico II di Napoli, legge questi episodi come una mancata consapevolezza della scuola come bene pubblico condiviso. Piuttosto che trattare i danni solo come una questione disciplinare, propone percorsi riparativi che coinvolgano gli studenti di cui sia accertata la responsabilità, anche con attività di servizio a favore della comunità scolastica colpita.
Tre scuole primarie tra i plessi danneggiati
Striano cita tra i plessi colpiti le scuole primarie Russo-Solimena, Scudillo-Carafa-Salvemini e Dietro la Vigna. A Dietro la Vigna, racconta, sono stati abbattuti due pini di quattro metri.
La competenza sugli interventi è ripartita, sottolinea: gli edifici delle scuole secondarie di secondo grado ricadono sotto la Città Metropolitana di Napoli, mentre le famiglie dovrebbero essere coinvolte nella risposta educativa.
Una segnalazione di danni in 15 scuole
Una separata ricostruzione basata su denunce e segnalazioni dei dirigenti scolastici descrive danni in 15 scuole di Napoli e provincia, tra vandalismi avvenuti durante le occupazioni studentesche e raid esterni.
La ricostruzione, citata dal Mattino sulla base di informative della Polizia e dei Carabinieri, collega le 15 scuole a segnalazioni di danni nel periodo delle occupazioni e delle proteste. Tra gli episodi riportati, motorini entrati nella palestra della scuola Rossini, estintori svuotati, vetri rotti, aule danneggiate e presunti furti o danneggiamenti in altri istituti.
Le informative disponibili distinguono tra raid esterni, danni avvenuti durante le occupazioni e autogestione studentesca, ma non accertano la responsabilità di ogni singolo episodio. I documenti ufficiali alla base non sono stati acquisiti in modo indipendente e le fonti non forniscono una stima completa e verificata in modo indipendente del danno economico totale.
Perché gli studenti dicono di aver occupato
Gli studenti presentano le occupazioni come una mobilitazione politica ed educativa, citando i problemi delle infrastrutture scolastiche, il personale insufficiente e il desiderio di maggiore partecipazione alla vita della scuola.
Un racconto studentesco dell'occupazione del Vittorio Emanuele II di Napoli riferisce che è durata 15 giorni e ha compreso assemblee, attività e dibattiti interni. La stessa mobilitazione è descritta come una protesta che ha coinvolto più di 60 scuole dell'area metropolitana.
Quella testimonianza è un racconto in prima persona con un intento dichiarato e non va trattata come una valutazione neutrale degli effetti delle occupazioni, ma spiega il contesto in cui gli studenti distinguono tra protesta e vita scolastica auto-organizzata da un lato e vandalismo dall'altro.
Resta aperta la questione delle responsabilità nei singoli casi: la proposta di Striano punta su misure riparative dove la responsabilità sia confermata, mentre molti episodi segnalati restano descritti solo attraverso le denunce delle scuole e i resoconti giornalistici delle informative delle forze dell'ordine.