Il questore di Napoli ha vietato i funerali in forma pubblica per Marco Barbuto, il 48enne trovato morto accoltellato nel centro storico. Le esequie dovranno svolgersi in forma strettamente riservata, senza corteo e senza funzione in chiesa, per ragioni di ordine pubblico, mentre gli autori dell'omicidio restano non identificati.

Secondo il provvedimento riportato da Il Mattino, le autorità hanno citato il rischio di tensioni, disordini e possibili vendette. La misura è preventiva: con le indagini ancora aperte, si vuole evitare un raduno pubblico che, secondo le autorità, potrebbe aggravare questi rischi.

Chi era la vittima e dove è stata trovata

Marco Barbuto, 48 anni, era originario del rione Sanità. È stato ucciso nella notte del 27 ottobre 2026.

Il corpo è stato trovato in via San Giovanni in Porta, nella zona dell'Anticaglia e dei Decumani. Presentava diciassette ferite da arma da taglio, concentrate prevalentemente alla schiena. Le ricostruzioni de La Repubblica, del Corriere e de Il Mattino concordano sul numero delle ferite e sul luogo del ritrovamento.

Cosa significa in questo caso il funerale in forma riservata

In pratica, il provvedimento elimina gli elementi pubblici normalmente associati al rito funebre:

  • nessun corteo funebre per le strade;
  • nessuna funzione pubblica in chiesa;
  • partecipazione limitata a un rito riservato.

Non sono stati resi noti dettagli ufficiali sull'orario o sul luogo della cerimonia privata. La restrizione riguarda la forma pubblica dell'ultimo saluto, non il diritto della famiglia a celebrare un rito riservato.

Cosa stanno esaminando gli investigatori

Le indagini sono condotte dalla Squadra mobile e dal commissariato Decumani, che stanno lavorando per identificare i responsabili.

La principale pista presa in considerazione è una spedizione punitiva eventualmente collegata a un presunto tentativo di furto o rapina. Il movente resta provvisorio e non è stato accertato come ricostruzione giudiziaria definitiva.

Tra gli elementi segnalati sulla scena figurano uno scooter con targa alterata o coperta, guanti in lattice e uno scaldacollo. Gli investigatori hanno inoltre acquisito una testimonianza che descrive tre aggressori, con due uomini che avrebbero immobilizzato Barbuto mentre un terzo lo colpiva. Quella testimonianza è ancora da verificare e i ruoli precisi attribuiti ai presunti aggressori non sono stati confermati.

Il Corriere ha inoltre rilevato che, nella fase iniziale delle indagini, restavano aperte altre possibilità, tra cui una lite, una rapina finita nel sangue o una vendetta.

Cosa resta da chiarire

Diversi punti centrali non sono stati accertati pubblicamente:

  • chi abbia materialmente ucciso Marco Barbuto;
  • se all'aggressione abbiano preso parte tre persone, come descritto nella testimonianza in fase di verifica;
  • se l'omicidio sia stato una vendetta dopo un tentativo di furto o rapina, o abbia avuto un altro movente;
  • quando e dove si svolgerà il funerale riservato.

I riferimenti ai precedenti penali della vittima e ai presunti legami criminali sono comparsi nella cronaca giornalistica e investigativa come elementi di contesto. Nelle fonti disponibili, non costituiscono un accertamento definitivo sul movente di questo omicidio.