Napoli mette le competenze professionali al servizio delle sue ambizioni marittime. Matteo De Lise, presidente dell'Odcec Napoli, e Umberto Masucci, presidente del Propeller Club Port of Naples, hanno firmato un protocollo d'intesa dedicato all'economia del mare, allo shipping, alla logistica e alle attività portuali.
L'accordo avvia una collaborazione su formazione, studio e approfondimento tecnico per professionisti e operatori del comparto marittimo-portuale, con attenzione al supporto alle imprese, ai finanziamenti e allo sviluppo del settore.
Cosa prevede l'accordo
Secondo le fonti riportate, il protocollo si concentra sulle questioni specialistiche che riguardano le imprese dello shipping e della logistica:
- fiscalità, contabilità e bilanci dello shipping e della logistica
- regime doganale e accise
- tonnage tax e agevolazioni
- governance e sostenibilità
- finanza agevolata e fondi europei
- transizione energetica e digitalizzazione dei porti
- monitoraggio di bandi e gare per concessioni demaniali e portuali
- crisi d'impresa
Le due organizzazioni prevedono inoltre di condividere progetti e buone pratiche e di valutare candidature congiunte a programmi di finanziamento.
Per i lettori, il punto pratico è chiaro: il patto punta meno sul singolo evento e più sulla costruzione di un supporto tecnico continuativo intorno alle questioni fiscali, finanziarie e amministrative che gli operatori dello shipping affrontano.
Un'intesa nel segno della Naples Shipping Week 2026
L'accordo arriva durante la Naples Shipping Week 2026, che si svolge dal 26 ottobre al 1° novembre e riunisce istituzioni, imprese, università e centri di ricerca per discutere di shipping, porti e blue economy.
Il contesto è importante. Innovazione, competitività portuale, sostenibilità e sviluppo delle competenze sono temi ricorrenti nel dibattito napoletano sull'economia del mare, compreso un recente convegno del Propeller Club a Napoli dedicato a innovazione, sostenibilità, open innovation e strumenti tecnologici e finanziari per il comparto marittimo.
La nuova cooperazione tra Odcec e Propeller Club si inserisce quindi in un programma cittadino più ampio, e non resta isolata: cade in una settimana in cui Napoli discute esplicitamente del futuro dello shipping e delle attività portuali.
Perché i commercialisti sono importanti per lo shipping
Perché i dottori commercialisti firmano un accordo marittimo? Perché le decisioni dello shipping sono in larga parte fiscali e finanziarie.
Regimi di tonnage tax, trattamento doganale, regole sulle accise, fondi europei, finanziamenti agevolati, procedure di concessione e ristrutturazioni aziendali richiedono tutti una consulenza specialistica contabile, fiscale e societaria. Collegando la professione contabile con una rete di imprese marittime, l'accordo mira a offrire agli operatori basati a Napoli un accesso più facile a queste competenze.
Per i professionisti locali, il beneficio atteso è una formazione mirata e attività di studio sulle materie marittimo-portuali. Per le imprese dello shipping, della logistica e della portualità, è un supporto più informato su incentivi, opportunità di finanziamento e adempimenti.
Cosa seguire da qui in avanti
Le fonti acquisite non pubblicano il testo integrale del protocollo né un calendario operativo dettagliato, e non riportano ancora risultati misurabili, imprese partecipanti o finanziamenti ottenuti grazie all'intesa. Anche l'impatto economico atteso sul comparto marittimo-portuale napoletano non è quantificato.
Cosa i lettori possono utilmente monitorare:
- Iniziative di formazione e studio annunciate congiuntamente da Odcec Napoli e Propeller Club Port of Naples, in particolare su fiscalità, tonnage tax, dogane e finanza agevolata.
- Attività di orientamento o monitoraggio su fondi europei, programmi per la transizione energetica, digitalizzazione portuale e bandi di concessione.
- Iniziative di follow-up emerse dai confronti della Naples Shipping Week su competitività, sostenibilità e competenze professionali.
Nel complesso, l'accordo segnala come Napoli vuole competere nella blue economy: non solo con navi e banchine, ma con la conoscenza, la finanza e i servizi professionali che le circondano.