A Benevento, una disputa politica locale è diventata un dibattito sul giornalismo stesso. Secondo NTR24, le critiche alla stampa locale durante un incontro politico che ha coinvolto Umberto Del Basso De Caro e Pasquale Viespoli avrebbero incluso riferimenti a editori ritenuti strumentali, spingendo la testata a difendere l’idea che giornalisti ed editori non debbano essere costretti a un allineamento politico.
NTR24 inquadra l’episodio attraverso ciò che gli psicologi chiamano “hostile media effect”, la ‘sindrome dei media ostili’: la tendenza, per persone su fronti opposti di una controversia, a guardare la stessa copertura e concludere che favorisca l’altra parte.
È importante essere chiari su ciò che qui è accertato. Il testo di NTR24 è un commento d’autore. L’incontro, le dichiarazioni attribuite ai due ex parlamentari e il presunto attacco alla stampa non sono stati corroborati in modo indipendente nelle fonti disponibili per questo articolo. Ciò che si può spiegare in modo indipendente è il quadro psicologico invocato da NTR24 — e perché compare spesso nei dibattiti locali accesi.
Cosa sostiene NTR24
NTR24 presenta la controversia beneventana come un caso di critiche ai media locali e descrive il dibattito locale usando la contrapposizione simbolica tra la “Rosa Bianca” e la “Rosa Rossa”.
La tesi centrale della testata è normativa, non fattuale: il giornalismo non dovrebbe essere tenuto a scegliere uno schieramento politico. Nel suo racconto, la pressione su direttori e cronisti affinché dimostrino lealtà — all’una o all’altra area politica — fraintende il ruolo dell’informazione indipendente.
Le fonti disponibili non verificano in modo indipendente le più ampie affermazioni dell’articolo sulla storia della polarizzazione politica o della libertà di stampa a Benevento, né il tenore esatto o il contesto delle dichiarazioni attribuite nel corso dell’incontro.
L’effetto dei media ostili, spiegato
L’“hostile media effect” descrive una situazione in cui schieramenti contrapposti percepiscono la stessa copertura come ingiustamente favorevole alla parte avversaria.
Il fenomeno è stato dimostrato per la prima volta nella ricerca pubblicata da Robert P. Vallone, Lee Ross e Mark R. Lepper nel 1985. In quello studio, sostenitori di fronti opposti videro la stessa copertura televisiva e ciascun fronte la giudicò sbilanciata contro la propria posizione. I ricercatori attribuirono il risultato in parte a meccanismi cognitivi e percettivi, non semplicemente a una deliberata distorsione da parte dei giornalisti.
La ricerca successiva ha continuato a descrivere l’effetto come la tendenza degli schieramenti a valutare i contenuti dei media come prevenuti contro le proprie posizioni. La ricerca collega queste percezioni a valutazioni distorte, a percezione o ricordo selettivi e all’intensità del coinvolgimento personale in una questione controversa. In altre parole, quanto più una persona tiene a un esito, tanto più è probabile che legga come ostile una copertura neutra o articolata.
Questo non prova che una disputa particolare — compresa quella di Benevento — sia un esempio dell’effetto. La letteratura psicologica sostiene il quadro generale; non stabilisce come si applichi a questo caso locale.
Perché le dispute sull’informazione locale sembrano così personali
Le controversie nazionali possono sembrare distanti. La copertura locale è diversa: i lettori spesso conoscono i luoghi, gli amministratori, i direttori e gli editori coinvolti. Questa vicinanza può intensificare il coinvolgimento, che la ricerca indica come uno dei fattori associati alle percezioni di ostilità dei media.
L’uso da parte di NTR24 dell’immagine della “Rosa Bianca” contro la “Rosa Rossa” coglie questa dinamica. Quando la politica locale viene letta come una contesa tra due campi, ogni scelta redazionale — quale incontro coprire, quale citazione mettere in evidenza, quale contesto includere — può essere interpretata come un segnale di appartenenza.
È anche per questo che le accuse sugli editori ritenuti strumentali hanno peso. Spostano la discussione dalla correttezza di un fatto specifico a chi la testata presumibilmente servirebbe. Questo tipo di giudizio generale è più facile da formulare, e più difficile da verificare, rispetto all’indicazione di un singolo errore.
Come verificare un’accusa di parzialità
Un risultato utile di uno studio del 2021 è che valutare gli elementi specifici di un resoconto tenendo il testo sotto gli occhi può produrre percezioni di parzialità inferiori rispetto a un giudizio d’insieme sull’articolo. Rivedere le prove specifiche, in questa lettura, può ridurre percezioni di parzialità ampie e infondate. Lo studio rilevava che una valutazione più approfondita e basata sulle prove riduceva la parzialità percepita.
I lettori a Benevento — o altrove — possono applicare questa distinzione senza schierarsi in anticipo:
- Partire dal pezzo specifico. Tenere aperto l’articolo, il servizio o il post mentre lo si giudica, invece di affidarsi alla memoria o a come è stato raccontato dopo.
- Separare i fatti dall’impostazione. Chiedersi quali fatti verificabili contiene il resoconto, quali fonti sono citate, cosa ciascuna fonte ha detto davvero e cosa manca. Un disaccordo sull’enfasi non è la stessa cosa della prova di un intento di parte.
- Verificare entrambe le percezioni. L’effetto dei media ostili prevede che schieramenti opposti possano vedere la stessa copertura come prevenuta contro il proprio fronte. Se entrambi i campi si lamentano dello stesso resoconto, questo schema da solo non stabilisce se il resoconto fosse ingiusto.
Nessuno di questi passaggi stabilisce se le critiche espresse a Benevento fossero fondate. Rende solo la domanda più precisa: quale servizio, quale passaggio, quale omissione, e quale prova lo correggerebbe.
Cosa resta non verificato
Il nucleo del commento di NTR24 è una difesa dell’indipendenza giornalistica: cronisti ed editori dovrebbero essere giudicati per l’accuratezza e l’equità del loro lavoro, non per la disponibilità ad allinearsi politicamente.
Se il recente episodio beneventano rientri nello schema dei media ostili non può essere stabilito a partire dalle fonti qui disponibili. Nessuna fonte indipendente ha confermato identità, formulazione o contesto delle dichiarazioni attribuite ai due ex parlamentari, e le più ampie affermazioni storiche del commento restano non verificate.
Ciò che la ricerca sostiene è più modesto, ma comunque utile. Quando la politica è polarizzata, anche una copertura accurata può essere vissuta come ostile. Riconoscere questa tendenza non scusa veri errori o vere pressioni sui giornalisti — ma può aiutare i lettori a distinguere tra un errore dimostrato e la familiare sensazione che la stampa debba stare contro di loro.