I coordinatori locali del centrodestra di Castellammare di Stabia hanno scritto a Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, per chiedere l'apertura e la valorizzazione della Grotta di San Biagio, un sito sotterraneo chiuso che custodisce affreschi paleocristiani.

Secondo Metropolis Web, la lettera è stata firmata dai coordinatori locali di Forza Italia, Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Lega Salvini Premier. In copia anche la commissione straordinaria che amministra Castellammare di Stabia.

La richiesta riguarda un problema noto: la grotta è attualmente inaccessibile. Il Parco archeologico di Pompei la indica come non visitabile, e anche il servizio di turismo diocesano di Sorrento-Castellammare la descrive come attualmente chiusa.

L'appello politico chiede di utilizzare con urgenza fondi pubblici per mettere in sicurezza l'ipogeo e conservare i suoi affreschi. Non risulta alcuna risposta verificata da parte di Zuchtriegel o del Parco archeologico alla lettera del 27 ottobre 2026.

Perché la grotta è importante

La Grotta di San Biagio, nota anche come Ipogeo dei Santi Giasone e Mauro, è un sito sotterraneo storico e religioso legato all'uso paleocristiano e a un ciclo di affreschi sacri.

Metropolis descrive affreschi datati tra il VI e l'VIII secolo dopo Cristo. Questa cronologia va trattata con prudenza: il Parco archeologico riporta datazioni diverse, proposte dagli studiosi, sia per gli affreschi sia per la trasformazione della grotta in luogo di culto cristiano, quindi la cronologia precisa resta incerta.

Più chiara è la storia stratificata del sito. Il servizio turistico diocesano e il Parco archeologico lo fanno risalire a una cava di tufo di epoca romana, riutilizzata in seguito come cimitero paleocristiano. Il Parco descrive un successivo adattamento a oratorio cristiano, datato in termini generali al V o al VI secolo.

Una navata di 23 metri nella zona del Varano

Per chi cerca di collocare il sito, la grotta si trova nella zona del Varano a Castellammare di Stabia, sotto o vicino agli antichi siti delle ville di Stabiae.

Il Parco archeologico descrive una navata lunga circa 23 metri, con sette nicchie laterali, alcune delle quali contengono sarcofagi in muratura. Insieme alle tracce superstiti di pittura sacra, questa configurazione spiega perché i sostenitori locali presentano l'ipogeo come un sito insieme archeologico e devozionale, e non come una semplice cavità minore.

I lavori di stabilità come primo passo verso la riapertura

La lettera non arriva senza precedenti. Nel 2022-2023, monitoraggi di stabilità e indagini tecniche sul costone del Varano e sulla volta della grotta erano stati collegati a un futuro progetto di consolidamento, restauro e riapertura.

Quel lavoro aveva coinvolto, secondo quanto riportato, il Parco archeologico di Pompei e il centro Cibec dell'Università Federico II, con indagini preliminari al consolidamento, al restauro e alla futura fruizione pubblica. Lo stato attuale, il completamento e i risultati di tali lavori programmati non risultano accertati nelle fonti disponibili per questo articolo.

Cosa dovrebbe accadere adesso

I coordinatori del centrodestra chiedono, in sostanza, di passare dalle indagini all'accesso: mettere in sicurezza la struttura, proteggere le pitture e rendere visitabile l'ipogeo.

La possibilità che ciò avvenga presto dipende da questioni che restano non verificate. Non vi è un cronoprogramma confermato per il consolidamento e il restauro, né un accordo confermato sulle modalità pratiche di accesso nella zona del Varano, né una risposta istituzionale verificata in modo indipendente all'ultimo appello.

Per ora, la Grotta di San Biagio resta chiusa: una cava romana documentata, divenuta poi cimitero paleocristiano e oratorio, con affreschi sacri ancora fuori dalla portata del pubblico, e con un futuro che dipende dalle decisioni di conservazione più che dalle sole richieste politiche.