Nella Baia di Ieranto, a Massa Lubrense, all'interno dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella, è in corso un progetto di restauro per ripristinare l'habitat di Posidonia oceanica danneggiato in passato.

L'intervento fa parte del progetto Green Sea. È realizzato dall'International School for Scientific Diving, con il supporto del DISTAV dell'Università di Genova e di Fondazione Deutsche Bank Italia.

Secondo l'Area Marina Protetta, circa 2.000 frammenti di posidonia sono stati installati su stuoie biodegradabili che coprono circa 100 metri quadrati di fondale. Il titolo della stampa locale parla di «mille talee», ma il resoconto istituzionale riporta circa 2.000 frammenti.

Riparare i danni degli ancoraggi

Il progetto affronta i danni ai fondali legati agli ancoraggi incontrollati del passato. Il trapianto serve a estendere le praterie di posidonia esistenti nelle aree in cui il fondale era stato danneggiato.

I frammenti utilizzati sono stati raccolti da materiale naturalmente distaccato. Questo approccio significa che il lavoro non ha comportato la rimozione di piante dalle praterie esistenti per alimentare il trapianto.

Qui viene utilizzato il dato dell'Area Marina Protetta di circa 100 metri quadrati perché il resoconto della stampa locale contiene una discrepanza interna, che fa riferimento sia a 200 metri quadrati sia a 100 metri quadrati.

Perché il recupero della posidonia ha bisogno di aiuto

La Posidonia oceanica è una fanerogama marina endemica del Mediterraneo. Le sue praterie sono habitat ecologicamente importanti, ma il loro recupero può essere lento ed è influenzato dalle pressioni umane e dai cambiamenti climatici, comprese pressioni come gli ancoraggi.

Questo lento recupero naturale è il motivo del trapianto attivo: collocare sul fondale frammenti naturalmente distaccati serve a dare un punto di partenza a una nuova colonizzazione dove si erano verificati i danni.

Cosa si sa, e cosa non si sa ancora

Ieranto è un bene del FAI – Fondo Ambiente Italiano ed è inclusa nell'Area Marina Protetta di Punta Campanella. Il FAI ne descrive la biodiversità e la storia di recupero ambientale.

Nelle fonti di questo articolo non è riportato alcun risultato di sopravvivenza o di monitoraggio successivo all'intervento di trapianto a Ieranto. È quindi troppo presto per descrivere l'esito a Ieranto.

Come contesto, il monitoraggio di un precedente intervento del 2024 nell'ambito dello stesso progetto alle Cinque Terre ha registrato un tasso di sopravvivenza del 60% per le talee trapiantate. Quel dato riguarda le Cinque Terre, non Ieranto, ma offre ai lettori un punto di riferimento su come tali trapianti si sono comportati altrove nel progetto.