A Ravello, in alto sopra la Costiera Amalfitana, la storia dell’edificio oggi noto come Caruso comincia con cinque camere in affitto. Nel 1893 Pantaleone Caruso e sua moglie Emilia Cicalese aprirono la Pensione Belvedere in un’ala di palazzo D’Afflitto, residenza dell’XI secolo in Piazza San Giovanni del Toro 2.
La storia è raccontata in un libro di Emilia Filocamo, presentato sul giornale campano di enogastronomia di Luciano Pignataro, che attinge alla memoria familiare e alla storia locale per ricostruire la figura di Caruso come albergatore, proprietario di vigneto e imprenditore del territorio.
Dal lavoro nei campi all’ospitalità
Secondo il racconto, Caruso lavorò da bambino con il giardiniere Luigi Cicalese e in seguito viaggiò in Gran Bretagna con Nevile Reid. Quel periodo lo mise a contatto con gli usi domestici inglesi e con un’idea del servizio che avrebbe poi applicato alla propria attività ricettiva, una volta tornato a Ravello.
Con Emilia Cicalese iniziò in modo modesto: cinque camere, cucina di casa e vino di produzione propria. L’attrattiva della casa, come la descrivono le fonti, stava nell’insieme di alloggio, cucina locale, vino del vigneto di Caruso e panorama sulla costa.
Con la crescita della domanda, la piccola pensione si ampliò. Quella che era nata in un’ala occupò progressivamente una parte sempre maggiore del palazzo, e il nome Caruso finì per identificare l’intera proprietà.
Il vino e il Ravello Rosa
Caruso non era soltanto un albergatore. Possedeva già un vigneto e produceva vino, e l’articolo gli attribuisce la creazione del Ravello Rosa, un vino descritto attraverso il suo colore, associato ai tramonti su Ravello.
Le fonti acquisite non conservano la ricetta esatta, gli ingredienti né la storia produttiva di quel vino. Ciò che resta chiaro è il suo ruolo nel racconto: il vino faceva parte dell’identità della casa, insieme al cibo e all’ospitalità, e non ne era un semplice accessorio.
Una fama internazionale
La fama del Belvedere varcò presto i confini della Campania. L’articolo cita un resoconto del 1911 sul New York Evening Post, basato su un precedente racconto di viaggio, mentre una storia dell’hotel segnala l’attenzione internazionale seguita a un articolo del New York Times del 1903.
I testi originali non sono stati esaminati direttamente per questo articolo, ma le fonti secondarie concordano sulla direzione degli eventi: una piccola pensione familiare di Ravello veniva notata dai viaggiatori stranieri già nel primo decennio dopo l’apertura.
La visita reale del 1926
Un episodio datato sopravvive nella memoria della famiglia e dell’hotel: la visita di Umberto di Savoia il 15 maggio 1926. Si tramanda che siano conservati i menu che ricordano l’occasione, a testimonianza del giorno in cui l’erede al trono venne al Belvedere.
È un punto fermo utile in una storia raccontata per il resto soprattutto attraverso i ricordi. Verso la metà degli anni Venti, l’impresa di cinque camere del 1893 era diventata un albergo capace di ospitare un membro della famiglia reale.
Cosa resta oggi
Lo storico ristorante Belvedere fu avviato nel 1893 da Pantaleone Caruso ed è stato ribattezzato Ristorante Il Pantaleone in suo onore, secondo Belmond, l’attuale gestore. Il nome mantiene un legame diretto tra il fondatore e l’attuale proposta culinaria dell’hotel.
Chi oggi cerca le tracce di Caruso a Ravello le troverà allo stesso indirizzo: Piazza San Giovanni del Toro 2, Ravello. L’edificio è cambiato per dimensioni e comfort rispetto ai tempi delle cinque camere in affitto, ma la continuità del luogo è documentata: Belmond indica che la pensione originaria fu aperta in un’ala del palazzo che costituisce l’hotel di oggi.
Due avvertenze sono utili nella lettura dei racconti più antichi. In primo luogo, la storia è giunta fino a noi attraverso il giornalismo e la memoria familiare, non come una biografia archivistica completa, e dunque date e aneddoti vanno letti come storia tramandata. In secondo luogo, i dettagli bibliografici e la data di pubblicazione del libro di Filocamo non risultano stabiliti nelle fonti disponibili, così come non risultano le registrazioni complete della produzione del Ravello Rosa.
Quel che è accertato è l’essenziale: un albergatore e viticoltore di Ravello, la moglie come socia nell’impresa, cinque camere nel 1893, cibo e vino locali, una crescita costante, la precoce attenzione della stampa estera e un nome duraturo. Questa è la base della leggenda di Pantaleone Caruso.