Una seppia ripiena di Vietri sul Mare riprende il carattere pungente e acetato della milza imbottita di Salerno, il piatto legato alla festa di San Matteo. Non si presenta come un sostituto di quella tradizione, ma come una compagna di mare.

La ricetta è una creazione contemporanea di Andrea De Simone, raccolta dalla cucina della sua famiglia vietrese e pensata come versione marinara della mevza salernitana. Questa precisazione conta: le fonti descrivono la seppia a mevza come una «new entry» familiare, distinta dalla tradizione consolidata della milza imbottita.

Un dialogo tra Vietri e Salerno

Il piatto mette in dialogo due culture alimentari vicine: la cucina marinara di Vietri sul Mare, all'estremità del Golfo di Salerno, e la cucina domestica e popolare di Salerno.

Il punto di riferimento salernitano è la mevza 'mbuttunata, milza di vitello imbottita preparata con prezzemolo e aceto. È strettamente associata alla festa patronale di San Matteo e si mangia soprattutto a settembre. La versione con la seppia ne riprende l'associazione attraverso i sapori, non attraverso gli ingredienti: prezzemolo, aglio, peperoncino, vino rosso e aceto di vino rosso.

In un quadro più ampio, il confronto richiama il ruolo delle frattaglie e dei cibi umili nella cucina del Sud Italia. Il pane con la milza di Palermo, preparato con milza, polmone e trachea e servito nel pane come street food popolare, ne è un esempio noto. La ricerca non stabilisce un legame storico diretto tra quella specialità palermitana e la seppia a mevza; sostiene soltanto il contesto più generale dei cibi poveri e popolari nel Mezzogiorno.

Come si prepara

La preparazione prevede seppie medio-grandi già pulite, farcite con prezzemolo, aglio, peperoncino e sale. Vanno rosolate in olio extravergine d'oliva, sfumate con vino rosso e cotte lentamente.

L'aceto di vino rosso, aggiunto a metà cottura, è indicato come l'elemento che avvicina di più la preparazione alla mevza tradizionale.

Per quattro persone, le quantità indicate sono due seppie da circa 400 grammi ciascuna. I tempi dichiarati sono 20 minuti per la preparazione e 50 minuti per la cottura.

Il piatto va servito freddo, ma non appena tolto dal frigorifero.

Cosa resta incerto

Le fonti non documentano una lunga continuità storica per la seppia a mevza. Va intesa come una ricetta familiare recente ispirata a un piatto salernitano più antico, non come un'antica pietanza vietrese a sé stante.

Allo stesso modo, le spiegazioni sull'origine storica della mevza salernitana, compreso un possibile legame con la comunità ebraica, sono presentate come ipotesi storiografiche e non come un consenso definitivo. Le fonti disponibili, inoltre, non offrono prove indipendenti su quanto la seppia a mevza sia oggi diffusa nelle case o nei ristoranti di Vietri.

Perché è utile conoscerla

Primo, chiarisce che cosa è e che cosa non è la seppia a mevza: una moderna preparazione di seppia ripiena che richiama deliberatamente la milza del giorno di festa di Salerno, senza rivendicarne la stessa storia.

Secondo, colloca la ricetta in un leggibile contesto del Sud Italia. Salerno fornisce il modello diretto — milza imbottita con prezzemolo e aceto per San Matteo — mentre esempi come il panino con la milza di Palermo mostrano quanto profondamente le frattaglie e gli ingredienti umili appartengano alla cucina popolare del Sud, anche dove non esiste un legame diretto.