Piero Riccardi è passato dal giornalismo televisivo alla viticoltura professionale. Il racconto lo descrive come ex autore Rai, con collaborazioni per Mixer, La storia siamo noi e Report, che oggi guida le Cantine Riccardi Reale insieme a Lorella Reale.
L'azienda opera tra Bellegra e Olevano Romano, nel Lazio. Viene descritta come una tenuta di sette ettari, certificata biologica, condotta con metodi biodinamici, con vendemmia manuale, fermentazione spontanea e vinificazione senza sostanze aggiunte. Questi dettagli provengono dalla pubblicazione e dal produttore; i documenti di certificazione indipendenti non facevano parte della ricerca.
Cosa intende Riccardi per vino naturale
La definizione di Riccardi è pratica, non astratta. Il vino naturale, nel suo racconto, è mosto fermentato spontaneamente con lieviti indigeni, senza lieviti selezionati di laboratorio e senza vari additivi esterni.
Sintetizza la sua posizione con l'affermazione secondo cui «wine is made by winemakers», il vino lo fanno i vignaioli. Il punto è diretto: «naturale» non significa abbandonare il vino a sé stesso. Uve sane, conoscenza tecnica e responsabilità umana sono presentate come essenziali.
È questo anche il senso della sua formulazione italiana citata nel titolo del servizio originale: «Il vino naturale bisogna saperlo fare».
Per i lettori si tratta di una precisazione utile. I termini naturale, biologico e biodinamico vengono spesso usati come sinonimi, ma qui sono presentati secondo la prospettiva di Riccardi, non sulla base di una definizione legale stabilita in modo indipendente. La certificazione biologica e i metodi biodinamici riguardano la coltivazione; la fermentazione spontanea con lieviti indigeni riguarda l'approccio in cantina.
Cesanese, Malvasia Puntinata e Colle Pazzo
Il Cesanese è centrale nell'identità dell'azienda. I vini sono presentati come un tentativo di preservare le differenze che nascono da vitigno, suolo e particella di vigna, compreso il Cesanese di Olevano Romano.
Il servizio individua in Colle Pazzo un sito che unisce suoli vulcanici e arenaria del Cretaceo, e associa a queste condizioni i vini aziendali da Cesanese e da Malvasia Puntinata. La ricerca non va oltre questa associazione e non stabilisce in modo indipendente i confini precisi dei vigneti né l'interpretazione dei suoli.
Riccardi presenta inoltre il vino naturale come una pratica contemporanea, non solo come un nostalgico ritorno al passato. In altre parole, lieviti indigeni e interventi minimi sono presentati come una scelta attuale a favore dell'identità territoriale, non come un tentativo di ricreare la campagna di un tempo.
Un cambio di carriera che ha attirato attenzione
Il passaggio di Riccardi da autore di Report a vignaiolo protagonista di un servizio ha generato un dibattito pubblico sull'indipendenza editoriale e su possibili conflitti di interesse.
Un resoconto separato riferisce che Riccardi ha firmato 29 inchieste per la trasmissione e afferma che una puntata di Report che lo presentava come vignaiolo ha sollevato accuse di possibile conflitto di interessi. Il materiale raccolto per questo articolo documenta le accuse e le critiche, ma non risolve in modo indipendente la questione.
Questo contesto è importante per i lettori che arrivano alla storia attraverso la cronaca enogastronomica. Le affermazioni sul modo di fare vino e la controversia giornalistica appartengono a giudizi diversi: l'una riguarda agricoltura e metodo di cantina, l'altra la presentazione editoriale.
Cosa tenere presente
Primo, la descrizione dell'azienda va considerata come riportata, non come verificata in modo indipendente. Superficie, certificazione, pratica biodinamica e metodo di produzione sono riferiti principalmente dalla pubblicazione e dal produttore.
Secondo, «naturale» va letto qui come definizione operativa di Riccardi: uve sane, lieviti indigeni, fermentazione spontanea, senza lieviti selezionati né sostanze enologiche aggiunte. Nel materiale fornito non si tratta di una categoria legale condivisa.
Intesa in questi termini, la storia è coerente: un ex giornalista d'inchiesta applica l'indagine all'agricoltura, sostiene che il vino a basso intervento richieda più competenza, non meno, e lega quella competenza a un luogo preciso — Bellegra e Olevano Romano — e a vitigni precisi, soprattutto il Cesanese.