Avellino ha compiuto un primo passo amministrativo per riportare in vita il suo centro natatorio comunale. L'amministrazione cittadina ha approvato il documento iniziale di programmazione per una riqualificazione che riguarda il centro natatorio di Via De Gasperi e il vicino palasport Giacomo Del Mauro, per un valore stimato di 10 milioni di euro.
Per i residenti, si tratta di un segnale di intenti piuttosto che dell'avvio dei lavori. Il progetto è ancora in una fase preliminare, e il Comune afferma che l'ulteriore progettazione tecnica ed economica dipenderà dalla definizione del finanziamento.
Un impianto chiuso dal 2020
La piscina comunale è chiusa dal 2020. Secondo le fonti locali, il centro natatorio è oggi in disuso e richiederà consistenti lavori edilizi, impiantistici e funzionali prima che possano riprendere il nuoto o altre attività.
È proprio questa lunga chiusura a spiegare perché la vicenda conta a livello locale. Proposte politiche precedenti avevano già discusso la riapertura della piscina attraverso una concessione trasparente a un operatore privato e una maggiore integrazione con il palasport e lo stadio Partenio-Lombardi.
Per la proposta attuale non sono ancora documentati né un gestore, né un modello di affidamento, né una data di riapertura.
Cosa ha approvato il Comune
Il documento approvato è la fase iniziale di programmazione, non un progetto costruttivo definitivo. Riguarda:
- la riqualificazione del centro natatorio comunale di Via De Gasperi;
- interventi che coinvolgono il vicino palasport Giacomo Del Mauro;
- una proposta più ampia di "cittadella dello sport" che collega queste strutture allo stadio Partenio-Lombardi.
La cittadella dello sport proposta collegherebbe i tre siti, compresi percorsi pedonali sicuri tra di essi. I dettagli di tali collegamenti, compresi l'esatto ambito, la ripartizione dei costi e il cronoprogramma, restano da chiarire.
Il progetto è destinato all'inserimento nel piano delle opere pubbliche 2026-2028, con previsione nel programma annuale 2026. Questo lo colloca nell'agenda formale degli investimenti della città, ma di per sé non autorizza i lavori.
Il finanziamento è la questione decisiva
Un dato centrale è finanziario: il Comune non dispone attualmente delle risorse necessarie per un intervento da 10 milioni di euro e intende chiedere un finanziamento regionale integrale.
Nelle fonti disponibili non risulta alcuna approvazione o assegnazione formale di tale finanziamento regionale. La successiva fase tecnica — il progetto di fattibilità tecnica ed economica, noto in Italia come PFTE — è subordinata alla definizione del finanziamento.
In termini pratici, i residenti dovrebbero leggere il passo attuale in questo modo: la città ha definito cosa vuole fare e quanto potrebbe costare, ma non ancora come pagarlo né quando inizieranno i lavori.
L'idea più ampia della cittadella dello sport
L'elemento più distintivo è la proposta di "cittadella dello sport": invece di trattare la piscina come un edificio isolato, il piano la presenta come un possibile polo insieme al palasport e allo stadio.
Proposte precedenti avevano già inquadrato la piscina in questi termini, sottolineandone il ruolo sociale e di accessibilità accanto allo sport agonistico e ricreativo. L'attuale documento di programmazione prosegue questo approccio collegando centro natatorio, palasport e stadio in un'unica area sportiva connessa.
Il riferimento amministrativo esatto e la data della delibera comunale non sono stati identificati nel materiale acquisito, per cui va ancora considerata una decisione di pianificazione iniziale in attesa degli atti successivi.
Cosa resta da chiarire
Diversi punti importanti restano senza risposta:
- Se il finanziamento regionale sarà concesso, e con quale tempistica.
- Quando potrebbero iniziare la progettazione di dettaglio, l'affidamento e i lavori.
- Quando, se mai, la piscina potrà riaprire al pubblico.
- Chi gestirà la struttura una volta riqualificata.
- Cosa includeranno concretamente i collegamenti pedonali e le altre opere della cittadella dello sport.
Non sono state fornite date confermate di inizio lavori, di completamento o di riapertura.
Cosa osservare adesso
Per chi segue la vicenda, due sviluppi conteranno più di questa prima approvazione.
Primo, un'eventuale decisione formale di finanziamento regionale. Senza di essa, il progetto non potrà passare alla progettazione tecnica ed economica di dettaglio.
Secondo, la pubblicazione dei successivi documenti di programmazione e affidamento. Da essi si capirà se la città seguirà la gestione pubblica diretta, una concessione aperta a un operatore privato come proposto in precedenza, o un altro modello — e quali condizioni saranno previste per accesso pubblico, corsi di nuoto, società sportive e accessibilità.
Dopo sei anni di chiusura, l'approvazione di un piano iniziale da 10 milioni di euro è un passo concreto. Ma la piscina di Via De Gasperi resta chiusa, senza finanziamento e senza un calendario dei lavori — e la vera prova sarà se seguirà il finanziamento.