Il caso giudiziario sull'ex ristorante O' Pagliarone di Monteforte Irpino è tornato in aula con accesi confronti su intercettazioni, tempistiche e denaro.

Al centro c'è l'asta tenuta presso il tribunale di Avellino il 20 luglio 2017 e ciò che, secondo l'accusa, sarebbe avvenuto intorno ad essa: un condizionamento dell'asta collegato a un presunto pagamento di 120.000 euro. I capi d'imputazione riportati nel caso includono l'estorsione aggravata dal metodo mafioso, oltre ad accuse di riciclaggio.

Tutte le affermazioni discusse nelle recenti udienze restano accuse. Le fonti descrivono testimonianze e argomentazioni in aula, non un accertamento definitivo di colpevolezza, e l'esito finale del processo non è stato stabilito.

Cosa ha esaminato l'ultima udienza

Le recenti cronache locali descrivono un'udienza incentrata su tre questioni collegate: la cronologia delle indagini, il significato delle conversazioni intercettate e la ricostruzione dell'accusa sul presunto pagamento da 120.000 euro.

Secondo quanto riportato, un tenente dei Carabinieri ha descritto come si sono sviluppate le indagini, comprese conversazioni intercettate nel 2018 riguardanti l'interesse per il ristorante O' Pagliarone. L'indagine avrebbe coinvolto conversazioni intercettate, dichiarazioni di testimoni e attività investigativa dei Carabinieri collegate al Nuovo Clan Partenio e al più ampio procedimento "Aste Ok".

Tra gli imputati o accusati indicati nel procedimento figurano Costantino Giordano, Nicola Galdieri, Renato Freda e Armando Pompeo Aprile.

La difesa ha replicato con fermezza. La sua contestazione, per come riportata, riguarda la cronologia dell'accusa, l'interpretazione delle intercettazioni e la base probatoria della ricostruzione dei presunti trasferimenti di denaro. In altre parole, sia il significato di quanto detto nelle intercettazioni sia il modo in cui il presunto pagamento si inserirebbe nella sequenza dell'asta restano contestati in aula.

Una testimone chiave che non ha confermato le accuse

Un punto centrale e delicato per i lettori è la posizione di Livia Forte.

Gli investigatori hanno collegato il caso in parte a dichiarazioni attribuite a Forte nel dicembre 2020, e l'accusa ha sostenuto che un pagamento di 120.000 euro fosse collegato al ritiro dall'asta. Ma in aula Forte si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere e non avrebbe confermato le accuse.

Questa distinzione è importante: le precedenti dichiarazioni investigative attribuite a una testimone e la successiva posizione della stessa testimone in aula non sono la stessa cosa. L'esatto peso probatorio da attribuire alle intercettazioni, alle dichiarazioni precedenti e al presunto pagamento resta controverso, e il tribunale non ha espresso una determinazione definitiva.

Un episodio separato è stato archiviato

La cronaca fa riferimento anche a una vicenda separata relativa a presunti episodi di estorsione legati a fatti avvenuti nel ristorante nel 2018 e nel 2019.

Quell'episodio separato sarebbe stato oggetto di un provvedimento di archiviazione firmato il 17 settembre 2024. Non va confuso con il processo in corso sull'asta del 2017 e sul presunto pagamento da 120.000 euro, dove le prove contestate sono ancora in esame.

Cosa seguire in seguito

Per i lettori che seguono il caso sulla stampa locale di Avellino e dell'Irpinia:

  1. Come il tribunale valuterà le conversazioni intercettate. Accusa e difesa ne offrono letture contrapposte, e le cronache non stabiliscono quale interpretazione sarà accolta dal tribunale.
  1. Come il tribunale tratterà la ricostruzione del presunto pagamento da 120.000 euro. La difesa ne contesta la base probatoria e non risulta alcuna conclusione giudiziaria definitiva.
  1. Se ulteriori testimonianze o prove documentali chiariranno l'attuale posizione processuale di ciascun imputato. Gli articoli disponibili differiscono per impostazione e dettagli procedurali, per cui saranno necessari gli atti del tribunale o successive cronache autorevoli per un quadro completo.

Fino ad allora, il caso dell'asta Pagliarone resta ciò che gli scambi in aula suggeriscono: una ricostruzione molto contestata di un'asta del 2017, esaminata attraverso intercettazioni e accuse controverse, con la presunzione di innocenza intatta.