La Procura antimafia di Napoli ha disposto misure di sequestro nei confronti di tre società di raccolta rifiuti attive in 14 comuni della Campania, nell'ambito di un'indagine sul presunto reimpiego di beni legati al clan dei Casalesi.
Secondo quanto riportato da Il Mattino, i contratti collegati alle società hanno un valore di circa 75 milioni di euro, mentre i beni sequestrati superano i 7 milioni di euro.
Cosa è accaduto
L'indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli ed è stata eseguita dalla Compagnia di Ischia della Guardia di Finanza.
Otto persone, descritte come soci e amministratori delle società, risultano coinvolte nell'indagine.
L'ipotesi degli inquirenti
Secondo gli inquirenti, le tre società avrebbero reinvestito beni o utilità provenienti da un'altra attività considerata contaminata da capitali attribuiti al clan dei Casalesi.
Il caso viene descritto come una presunta operazione di reimpiego, non come un accertamento giudiziario definitivo di responsabilità penale.
Cosa non è ancora pubblico
La notizia disponibile non indica quali siano i 14 comuni né le tre società interessate.
Non riporta inoltre i nomi delle otto persone coinvolte, le precise imputazioni né il successivo stato giudiziario dei sequestri. Non è stato possibile acquisire in modo indipendente alcun documento della Procura o della Guardia di Finanza che confermi ulteriori dettagli.