Circa 130mila studenti sono tornati in aula nella città di Napoli il 15 settembre 2026, con circa 350mila studenti coinvolti se si considera l'intero percorso dall'infanzia alle scuole superiori. Il nuovo anno scolastico si è aperto con il consueto mix di emozione e routine — e con un piano di sicurezza che rimette al centro i controlli agli ingressi delle scuole.
Il piano è stato disposto dal prefetto di Napoli Michele di Bari d'intesa con i vertici delle forze di polizia e l'Ufficio scolastico regionale. Al centro ci sono i metal detector mobili, che possono essere impiegati ai cancelli delle scuole per individuare armi, insieme alle unità cinofile utilizzate per contrastare la presenza e lo spaccio di stupefacenti.
Gli studenti intervistati al liceo Sannazaro si sono detti in larga parte favorevoli ai controlli, pur ritenendo che il loro uso debba dipendere dal contesto. Lo stesso Sannazaro non è stato tra le scuole interessate dai controlli nel primo giorno.
Cosa prevede il piano sicurezza
Le misure vanno oltre l'ingresso delle scuole. Secondo quanto riportato sul piano della Prefettura, la strategia comprende la sorveglianza delle aree intorno agli istituti, controlli interforze nei fine settimana e la vigilanza nei luoghi della movida frequentati dai giovani.
I controlli non sono limitati all'orario scolastico. Si estendono al dopo-scuola e ai luoghi di aggregazione dei minorenni, con l'obiettivo dichiarato di tutelare gli studenti nei contesti sociali oltre che dentro gli edifici scolastici.
L'iniziativa recepisce la direttiva congiunta dei ministri dell'Interno e dell'Istruzione del 28 gennaio, orientata a contrastare le armi tra i minorenni e il traffico di droga vicino alle scuole. Un'impostazione simile era già stata sperimentata l'anno precedente in diverse scuole.
La prevenzione accanto ai controlli
Il piano non è presentato solo come attività repressiva. Prevede anche incontri nelle scuole, tavoli di «Legalità attiva» e canali di segnalazione sicuri, affiancando ai controlli il lavoro educativo.
Quella combinazione — da un lato metal detector e cani antidroga, dall'altro dialogo in classe e progetti di prevenzione — è la parte che le autorità locali sottolineano di più: intercettare armi e spaccio vicino alle scuole, offrendo al tempo stesso agli studenti un modo per segnalare i rischi e discutere di legalità.
Cosa devono sapere famiglie e studenti
Primo, i controlli sono selettivi, non universali. Le informazioni disponibili non indicano quali scuole napoletane saranno controllate, con quale frequenza o secondo quali criteri di selezione. I genitori devono quindi aspettarsi possibili controlli agli ingressi senza presumere che avvengano ogni giorno o in ogni scuola.
Secondo, il perimetro conta quanto il cancello. Gran parte del piano riguarda le aree esterne alle scuole, i ritrovi del fine settimana e le zone della movida. Per le famiglie, questo significa che l'attenzione pratica non è solo sul controllo dello zaino al mattino, ma sulla supervisione e sulla consapevolezza intorno ai luoghi di ritrovo dopo le lezioni.
Terzo, la parte educativa fa parte del programma. Gli incontri sulla legalità e i canali di segnalazione sono pensati per coinvolgere direttamente gli studenti, invece di lasciarli soggetti passivi dei controlli.
Ciò che non è ancora documentato è l'efficacia del precedente ciclo di controlli. Le fonti descrivono il piano e i suoi obiettivi, ma non riportano dati verificati sui risultati, come il numero di sequestri o di segnalazioni collegati ai controlli. Anche le cifre sugli studenti provengono dal resoconto giornalistico e, nel materiale acquisito, non sono accompagnate da una tabella statistica ufficiale né dal testo integrale della direttiva ministeriale o della disposizione della Prefettura.