In alcune zone di Benevento i residenti convivono da mesi con cattivi odori, e i consiglieri comunali di opposizione collegano ora questa protesta di lunga data all'inquinamento del fiume Calore. La loro tesi, riportata da NTR24 il 22 settembre 2026, è netta: gli allarmi precedenti sono stati ignorati.

Il caso riunisce due questioni distinte ma connesse nel dibattito locale: le molestie odorigene attribuite all'impianto di biometano in contrada San Domenico e la contaminazione del fiume Calore, segnata da schiume e moria di pesci.

Cosa sostiene l'opposizione

Secondo la ricostruzione dell'opposizione, i cittadini convivono da mesi con miasmi e disagi collegati.

I consiglieri indicano in particolare il periodo precedente l'episodio del fiume. Affermano che una comunicazione dell'ARPAC, l'agenzia regionale per l'ambiente della Campania, datata 23 luglio, ipotizzava che reflui ad alto carico organico provenienti dal trattamento di biomasse potessero aver inciso sulla capacità depurativa della Multiservice, il gestore locale delle acque reflue. Due giorni dopo, il 25 luglio, sul Calore sono comparse schiume sospette e si è verificata una moria di pesci.

Questa sequenza viene presentata dall'opposizione come prova che i segnali di allarme erano disponibili prima dell'episodio del fiume. Nei documenti esaminati non è stato verificato in modo indipendente che la comunicazione ARPAC del 23 luglio abbia causato o previsto l'evento del 25 luglio.

NTR24 riporta anche una contestazione dell'opposizione relativa a circa 17.000 tonnellate di biomasse stoccate. Tale cifra è presentata come un'affermazione dell'opposizione e non è confermata da un atto tecnico o amministrativo nel materiale esaminato.

Gli accertamenti ARPAC in contrada San Domenico

L'ARPAC ha documentato problemi strutturali e gestionali nell'impianto di biometano in contrada San Domenico, nella zona nord di Benevento.

Secondo l'agenzia, l'impianto presentava difformità rispetto al progetto approvato e la mancata ottemperanza alle prescrizioni destinate a ridurre le emissioni odorigene. Tra le criticità citate figurano lo stoccaggio dei materiali organici, la copertura delle vasche e l'adeguatezza del biofiltro utilizzato per l'abbattimento degli odori.

Sono questi i punti tecnici alla base di gran parte della contesa locale: come i materiali organici venivano stoccati e gestiti, se le vasche erano coperte correttamente e se il sistema di abbattimento degli odori funzionava come autorizzato.

Sospensione e sequestro

Dopo il dossier ARPAC sulle difformità rispetto alle condizioni autorizzate, il Comune di Benevento ha disposto la sospensione delle attività dell'impianto fino all'ottemperanza alle prescrizioni e al ripristino delle condizioni autorizzative.

La stampa riporta inoltre il sequestro dell'impianto e un'ordinanza per rimuovere i rifiuti maleodoranti. Da allora l'attenzione pratica si è concentrata su svuotamento, condizioni di stoccaggio, copertura delle vasche e biofiltro.

I residenti chiedono controlli durante le operazioni di movimentazione

I residenti e il comitato civico di San Domenico hanno insistito per ispezioni durante la movimentazione, il trasferimento e lo stoccaggio dei materiali organici.

Hanno chiesto controlli urgenti da parte dell'azienda sanitaria locale, l'ASL, e dell'ARPAC, oltre al coordinamento con la Procura e la Prefettura. Le richieste riflettono la preoccupazione per le fasi in cui i materiali vengono spostati e stoccati, senza attribuire in questo articolo una conclusione tecnica definitiva sulle emissioni.

Due filoni in un unico dibattito pubblico

La discussione pubblica ha due filoni:

  1. Le molestie odorigene collegate all'impianto di San Domenico, dove l'ARPAC ha riscontrato la mancata ottemperanza alle prescrizioni per la mitigazione degli odori.
  1. L'inquinamento del fiume Calore, con schiume e moria di pesci segnalate il 25 luglio, e l'ipotesi dell'opposizione che collega reflui ad alto carico organico alla ridotta capacità depurativa della Multiservice.

Nei documenti esaminati non è stato accertato un nesso causale tra l'impianto di biometano e l'inquinamento del fiume. I risultati analitici completi relativi alle schiume e alla moria di pesci non erano disponibili nel materiale esaminato.

In sintesi: il caso San Domenico e Calore

  • L'ARPAC ha riscontrato difformità strutturali e gestionali nell'impianto di biometano.
  • Benevento ha sospeso l'attività dell'impianto fino al ripristino delle condizioni autorizzate.
  • L'opposizione chiede chiarimenti sul rapporto tra reflui, depurazione e inquinamento del Calore.

Cosa resta da chiarire

Diversi punti restano aperti. I risultati completi di laboratorio sull'episodio del fiume non sono disponibili nelle fonti esaminate. La quantità dichiarata di biomasse stoccate non è stata confermata da un atto tecnico acquisito. E la questione delle responsabilità amministrative, gestionali o penali resta irrisolta.

Per i lettori di Benevento e del Sannio, i prossimi passaggi verificabili da seguire sono il rispetto dell'ordinanza comunale di sospensione, il completamento della rimozione dei rifiuti disposta per il sito, gli esiti delle ispezioni di ARPAC e ASL e gli eventuali accertamenti resi noti dall'autorità giudiziaria o prefettizia sull'episodio del fiume.