A Paternopoli, in provincia di Avellino, la vendemmia finisce con i piedi nel tino. La Macenata è la tradizionale pigiatura dell’uva appena raccolta con i piedi in grandi tini, un rito della vendemmia che appartiene alla festa comunitaria tanto quanto alla vinificazione.
Il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro la descrive come un momento legato al lavoro agricolo, all’identità locale e alla memoria condivisa: un rito riproposto e raccontato ogni anno, anziché lasciato alla nostalgia.
Oggi la Macenata è entrambe le cose insieme. Il portale turistico provinciale dell’Irpinia la presenta come una festa che fa rivivere lo storico rito della pigiatura dell’uva, legata ai vini locali, al cibo tradizionale, alla musica e alle danze. Le segnalazioni contemporanee la descrivono come un evento enogastronomico con degustazioni, musica e programmazione culturale accanto al rito stesso.
Che cos’è la Macenata
Al centro c’è la pigiatura, la pressatura dell’uva. Le persone si raccolgono intorno ai tini, la musica suona, e la vendemmia diventa un atto pubblico. Il portale turistico dell’Irpinia collega il rito al più ampio processo della vinificazione e alla vita sociale della vendemmia: partecipazione, balli e il mangiare e bere insieme intorno al vino nuovo.
Quel doppio carattere — lavoro e festa — è il punto. La pigiatura produce il mosto per il vino, ma riunisce anche il paese per segnare insieme la stagione.
Cosa mangiare: sfrittuliata, stufato e pizza jonna
La tradizione gastronomica associata alla Macenata è cibo di vendemmia: sostanzioso, condiviso e locale. Pignataro cita la sfrittuliata, una preparazione di carne e verdure, lo stufato e la pizza fatta con farina di mais e uva.
Il piatto più identitario è la pizza di mais con l’uva, chiamata anche «pizza jonna». Nel racconto di Pignataro è una preparazione semplice ma profondamente locale: farina di mais come base, uva fresca della vendemmia per dolcezza e succo. Le fonti consultate non riportano un elenco completo degli ingredienti né un procedimento di preparazione, ma il suo significato è chiaro — ha il sapore della vendemmia stessa, grano e uva insieme.
La ricetta valorizzata nell’articolo di Pignataro è attribuita a Valentina Martone del Megaron a Paternopoli.
Visitare la festa
Le segnalazioni recenti collocano l’evento nel centro storico di Paternopoli e intorno a Corso Giuseppe Garibaldi, con stand gastronomici, vino, visite in cantina, trekking e musica serale accanto alla pigiatura.
Per il 2026, le segnalazioni indicano il passaggio tra fine settembre e inizio ottobre, con il 2–3 ottobre tra le date riportate. Poiché le fonti indicano calendari diversi, prima di mettersi in viaggio è opportuno verificare il programma ufficiale aggiornato.
Quel che un visitatore può ragionevolmente aspettarsi, secondo le segnalazioni verificate, è una festa di paese costruita intorno al rito: assistere alla pigiatura, assaggiare i vini locali e i piatti della vendemmia, camminare tra stand e cantine nel borgo antico, e fermarsi per musica e balli. La pizza jonna è il piatto da chiedere — è quello più strettamente legato alla storia della Macenata.