La società legata alla cava di calcare di Casamarciano contesta il racconto del sequestro riportato questa settimana nell'entroterra napoletano, affermando che non si è trattato di un sequestro penale ma di un provvedimento amministrativo della Regione Campania e annunciando un ricorso davanti al TAR, il tribunale amministrativo regionale.
In una nota diffusa il 15 ottobre 2026 per conto dell'amministratore di Edilcalcestruzzo, la difesa ha descritto il provvedimento come un atto amministrativo regionale legato a una presunta inosservanza di un'ordinanza di sospensione. La società ha dichiarato che nel sito non era in corso alcuna attività estrattiva, ma solo movimentazione di materiale già presente, pulizia e manutenzione, e ha sostenuto di non aver violato l'ordine regionale di sospensione.
Questa versione contrasta direttamente con i resoconti giornalistici dell'ispezione, e il contrasto non risulta risolto dalle fonti finora disponibili.
Cosa descrivono i resoconti dell'ispezione
I resoconti indipendenti della stampa descrivono un'ispezione condotta dai Carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna e della stazione di Tufino, insieme al personale dell'ufficio regionale "Miniere, Torbiere e Risorse Geotermiche".
Secondo tali resoconti, i controlli hanno riguardato la cava Marinelli a Casamarciano, descritta come estesa per circa 250.000-260.000 metri quadrati. Il dato riportato non è uniforme tra le testate.
Gli stessi resoconti collegano l'intervento a due atti amministrativi precedenti: un'interdittiva antimafia della Prefettura di Avellino e la revoca dell'Autorizzazione Unica Ambientale da parte del Comune di Casamarciano. Il Mattino aggiunge che la Regione aveva disposto la sospensione dei lavori il 23 aprile e aveva anche avviato il procedimento relativo alla decadenza dell'autorizzazione estrattiva.
I resoconti riferiscono che il legale rappresentante della società è stato denunciato alle autorità e che dieci mezzi, tra escavatori e camion, sono stati sequestrati.
Come si è sviluppato il caso
Messi in sequenza, i resoconti delineano i seguenti passaggi:
- La Regione ha ordinato la sospensione dei lavori il 23 aprile, secondo Il Mattino, aprendo una controversia sulla questione se l'attività nel sito si sia poi fermata.
- Il Comune di Casamarciano ha revocato l'Autorizzazione Unica Ambientale, mentre la Prefettura di Avellino ha emesso un'interdittiva antimafia, secondo RaiNews, Il Mediano e Il Mattino.
- Carabinieri e personale dell'ufficio minerario regionale hanno quindi ispezionato il sito di Casamarciano e riferito che l'attività estrattiva proseguiva ancora.
- Il 15 ottobre, la difesa di Edilcalcestruzzo ha diffuso la sua nota respingendo tale lettura, descrivendo il provvedimento come amministrativo e non penale e annunciando il ricorso al TAR.
Nessun provvedimento regionale, comunale o prefettizio, e nessun verbale di ispezione, era disponibile nelle fonti esaminate, per cui la precisa base giuridica e il testo della sospensione, della revoca e dell'interdittiva non hanno potuto essere verificati in modo indipendente.
Cosa resta da chiarire
Diversi punti restano aperti. L'estensione esatta dell'area è riportata solo in modo approssimativo, pari a circa 250.000 oppure a circa 260.000 metri quadrati. La natura dell'attività osservata durante l'ispezione è contestata: la società parla di movimentazione di materiale stoccato, pulizia e manutenzione, mentre i resoconti giornalistici riferiscono di prosecuzione dell'estrazione.
Anche lo stato attuale dell'autorizzazione estrattiva e del riportato procedimento di decadenza non è verificato, e non è disponibile alcun esito del ricorso al TAR annunciato dalla società.
Per i lettori che seguono il sito di Casamarciano, in via Olivella nell'area della cava Marinelli, i prossimi passaggi verificabili sarebbero la pubblicazione o la diffusione dell'ordine regionale di sospensione, dell'atto comunale di revoca, dell'interdittiva prefettizia e di qualsiasi ricorso o decisione davanti al TAR.
