A Montoro, in provincia di Avellino, il gruppo locale del Movimento 5 Stelle ha rivolto un appello pubblico al sindaco Carratù e all'amministrazione comunale affinché adotti una delibera formale a sostegno dei ricorsi costituzionali in materia di federalismo fiscale e autonomia differenziata.

Secondo quanto riportato da IrpiniaNews, la delibera proposta esprimerebbe sostegno ai ricorsi davanti alla Corte costituzionale e chiederebbe il rispetto dell'articolo 119 della Costituzione. Il resoconto documenta la richiesta; non risulta se il sindaco o il consiglio comunale abbiano successivamente adottato la delibera proposta.

Cosa chiede l'appello di Montoro

La richiesta è di natura politica e istituzionale, non amministrativa: il gruppo M5S chiede al Comune di Montoro di assumere una posizione formale attraverso una delibera consiliare.

Quella delibera, secondo quanto descritto dalla stampa locale, dovrebbe:

  • sostenere i ricorsi presentati davanti alla Corte costituzionale su aspetti del federalismo fiscale e dell'autonomia differenziata;
  • chiedere la piena attuazione dell'articolo 119 della Costituzione sull'autonomia finanziaria di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

La formulazione è importante. Le prove disponibili indicano una richiesta al Comune di approvare una delibera a sostegno dei ricorsi costituzionali, non una partecipazione diretta del sindaco al contenzioso.

Il timore dichiarato: basi imponibili più deboli

Il timore espresso dal gruppo è di ordine finanziario. Secondo il resoconto, la sostituzione dei trasferimenti statali diretti con la compartecipazione al gettito dei tributi locali potrebbe penalizzare i Comuni con basi imponibili più deboli.

Tale valutazione è presentata nel resoconto come la posizione politica del gruppo M5S di Montoro. Le fonti disponibili non quantificano in modo indipendente tali effetti per Montoro, e questo articolo non tratta l'allarme come una previsione fiscale misurata.

Per i lettori in Irpinia, la questione pratica sollevata dall'appello è se i Comuni con basi imponibili più ridotte o meno consistenti avrebbero le stesse risorse per finanziare i servizi qualora i finanziamenti dipendessero in misura maggiore dal gettito raccolto localmente.

Il contesto nazionale: la legge 86/2024

Il quadro nazionale alla base del dibattito è la legge 86/2024, che definisce il quadro procedurale per l'attribuzione di ulteriori forme di autonomia alle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Un punto centrale per i lettori è il legame della legge con i livelli essenziali delle prestazioni. La legge rende il trasferimento delle funzioni relative ai diritti civili e sociali subordinato alla previa determinazione dei relativi livelli essenziali delle prestazioni, noti in Italia come LEP, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.

In altre parole, per i servizi legati ai diritti civili e sociali, l'autonomia è collegata alla previa definizione dei livelli minimi che devono essere assicurati ovunque in Italia.

La Campania e la sentenza della Corte costituzionale 192/2024

La Campania è tra le Regioni che hanno impugnato la legge 86/2024 davanti alla Corte costituzionale.

La sentenza della Corte 192/2024 riguarda tali questioni di costituzionalità, compresi i ricorsi presentati da Campania, Puglia, Toscana e Sardegna. La decisione è stata adottata il 14 novembre 2024 e depositata il 3 dicembre 2024.

Le fonti qui utilizzate non forniscono un quadro completo di ogni disposizione interessata dalla sentenza 192/2024, pertanto questo articolo non riassume l'esito giuridico complessivo della pronuncia. Ciò che è accertato è che la Campania ha partecipato in qualità di ricorrente e che la Corte ha emesso una sentenza sui ricorsi contro la legge sull'autonomia differenziata.

Questo contesto regionale aiuta a spiegare perché un dibattito comunale a Montoro faccia riferimento al sostegno ai ricorsi costituzionali: la legge è già stata oggetto di impugnazioni regionali davanti alla Corte.

Cosa non è ancora noto

Tre limiti devono restare chiari:

  • non risulta se il sindaco Carratù o il consiglio di Montoro abbiano adottato, respinto o calendarizzato la delibera proposta;
  • il materiale disponibile non chiarisce l'attuale stato giuridico o amministrativo di un'eventuale rete proposta di Comuni e Regioni;
  • l'impatto finanziario descritto dal gruppo M5S resta un timore politico dichiarato, non una quantificazione accertata per Montoro nelle fonti esaminate.

Il prossimo passo verificabile, se avverrà, sarebbe un atto pubblico del Comune di Montoro: la discussione, il voto o la pubblicazione di una delibera. Fino ad allora, la vicenda resta un appello a prendere posizione, non una decisione.