A Salerno, un racconto in prima persona pubblicato da Il Mattino ripercorre la storia di Luciedo, arrivato nella comunità “Oltre le Mura” il 27 febbraio 2026 dopo un periodo in carcere.

Luciedo racconta di aver chiesto aiuto dopo aver toccato il fondo nel 2024. Mentre si trovava in detenzione, è stato indirizzato verso il percorso comunitario che sarebbe seguito.

Non descrive “Oltre le Mura” semplicemente come una struttura di accoglienza. La descrive come una famiglia che lo sta aiutando a riscoprire il valore della convivenza e della vita quotidiana.

Il suo percorso include il sostegno dell’équipe della comunità e di uno psicologo, insieme a laboratori di orticoltura, ceramica e teatro, e momenti di condivisione. Tramite la comunità ha anche ottenuto un tirocinio lavorativo di tre mesi in una fabbrica di carta e plastica.

Al centro della sua motivazione c’è sua figlia. Luciedo dice di conservare una lettera che lei gli ha scritto durante la detenzione, e che quelle parole lo hanno aiutato a mantenere viva la volontà di cambiare. Il suo desiderio di una vita nuova è insieme personale e paterno: rinascere per se stesso, e dare a sua figlia la prova concreta di sapersi rialzare.

Come dice lui: “Non sono quello che mi è successo, sono quello che scelgo di diventare.”

Nel racconto pubblicato non sono specificati i dettagli della sua vicenda giudiziaria, la durata della detenzione, la durata complessiva del percorso comunitario né il nome della fabbrica che ospita il tirocinio. La storia resta una testimonianza personale, senza una verifica indipendente delle circostanze personali, giudiziarie o familiari descritte.