Una campagna di scavo dell'agosto 2026 nella grotta Maria Colombo in località Pattano, Montesano sulla Marcellana, ha recuperato concentrazioni di frammenti ceramici di grandi dimensioni associati all'antica età del Bronzo, circa 3.900 anni fa.

La grotta si trova vicino al fiume Calore e allo spartiacque meridionale tra Campania e Basilicata. I ritrovamenti sono stati riportati da Il Mattino Salerno e descritti in un resoconto ufficiale della Soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino.

Depositi che ostruivano l'accesso rimossi per raggiungere la camera principale

Secondo la Soprintendenza, la squadra di scavo ha rimosso depositi di crollo della volta e una frana fangosa che bloccava l'accesso alla camera principale. Questo lavoro ha portato al recupero di concentrazioni di frammenti ceramici di grandi dimensioni.

Le evidenze disponibili sostengono una probabile interpretazione funeraria e cultuale della grotta, ma la funzione o le funzioni precise della grotta — funeraria, cultuale, pratica o combinata — restano non confermate. Le evidenze non stabiliscono che ogni frammento ceramico fosse funerario, e la relazione tra i frammenti ceramici ed eventuali resti umani, focolari o aree di attività non è stata ancora resa nota pubblicamente.

Chi ha condotto il lavoro

La campagna dell'agosto 2026 è stata condotta da O.R.T.A. ETS in collaborazione con la Soprintendenza ABAP per Salerno e Avellino e il Comune di Montesano sulla Marcellana, nell'ambito di una concessione del Ministero della Cultura.

Il coordinamento scientifico è stato affidato al Dipartimento SARAS della Sapienza Università di Roma, con la partecipazione del Dipartimento di Antropologia dell'Università del Michigan e del Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà.

Una grotta con una storia di ricerche più lunga

La grotta Maria Colombo è stata scoperta nel 2007. Precedenti indagini topografiche e stratigrafiche si sono svolte tra il 2013 e il 2015, condotte dall'associazione ORTA e dal Dipartimento SARAS della Sapienza.

Questa storia è importante per i lettori che seguono i nuovi ritrovamenti: i frammenti del 2026 provengono da una sequenza documentata di indagini, non da una scoperta isolata. L'esatta tipologia, il numero e lo stato di conservazione dei vasi recuperati non sono stati pubblicati, e l'intera sequenza stratigrafica e la cronologia delle diverse fasi della grotta restano oggetto di analisi in corso.

Parte di una più ampia rete di grotte del Vallo di Diano

La grotta fa parte di una più ampia rete di siti in grotta preistorici e protostorici nel Vallo di Diano. Il progetto di ricerca mira anche a una più ampia valorizzazione archeologica dell'area.

Nei documenti acquisiti non sono state trovate coordinate pubbliche esatte per l'ingresso della grotta.

Cosa esamineranno prossimamente i ricercatori

Ulteriori studi sulle ceramiche e sui resti ossei sono previsti da parte della Sapienza e del Museo delle Civiltà. Lo studio della posizione dei frammenti, della stratigrafia e della loro associazione con resti umani sarà centrale per chiarire l'interpretazione della grotta.

Finché tali risultati non saranno pubblicati, la formulazione prudente resta quella accurata: un uso funerario e cultuale è probabile, ma non confermato.