Vincenzo Caiazzo, descritto dalla stampa napoletana come figura legata al clan Licciardi, è stato trasferito dalla custodia cautelare in carcere agli arresti domiciliari presso una comunità terapeutica.
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari (gip) di Napoli, che ha accolto una richiesta della difesa presentata dagli avvocati Luigi Senese e Lucia Boscaino.
Il procedimento originario contro Caiazzo comprendeva contestazioni di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e concorso nell'omicidio di Domenico Gargiulo. La sua posizione processuale si è poi modificata in modo significativo rispetto a quelle contestazioni iniziali.
Come sono cambiate le accuse di omicidio e droga
La ricerca distingue due esiti diversi per le due contestazioni iniziali più gravi.
L'accusa di concorso nell'omicidio Gargiulo è stata annullata in sede di Riesame. L'accusa di traffico di stupefacenti si è conclusa separatamente con un'assoluzione.
Un successivo resoconto giudiziario sul caso Licciardi riferisce per Caiazzo una condanna a 9 anni e 4 mesi, insieme all'assoluzione dalle accuse di traffico di droga e ricettazione aggravata. Le fonti acquisite non consentono da sole una ricostruzione completa dell'intero iter giudiziario e descrivono decisioni processuali adottate in fasi diverse.
La responsabilità personale di Caiazzo per l'omicidio Gargiulo non deve quindi essere presentata come accertata sulla base di queste fonti.
La più ampia inchiesta sull'omicidio Gargiulo
L'omicidio di Domenico Gargiulo, noto come "sicc' e penniell'", è collocato dagli inquirenti in un'inchiesta più ampia sul gruppo basato nel Rione Don Guanella.
Quel gruppo è descritto come un'articolazione del clan Licciardi. L'inchiesta, relativa a otto misure cautelari, ha ricostruito l'omicidio Gargiulo all'interno di quel contesto organizzativo.
Secondo quanto riportato, la ricostruzione si è basata in parte su immagini delle telecamere di videosorveglianza e su dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Cosa resta non chiarito
Il resoconto primario non indica chiaramente la data della decisione del gip di concedere gli arresti domiciliari in comunità terapeutica, né il numero del procedimento.
Le fonti non stabiliscono inoltre l'attuale complessiva situazione cautelare o esecutiva di Caiazzo. Riportano contestazioni, annullamenti, assoluzioni e una condanna riferita in momenti diversi, ma non l'intera storia successiva.