Tredici anni dopo l'incendio che ha distrutto Città della Scienza a Napoli il 4 marzo 2013, una sentenza della Corte d'appello ha inflitto cinque anni e quattro mesi all'ex vigilante Paolo Cammarota.
La sentenza ha riguardato la distruzione del polo scientifico di Bagnoli. Secondo quanto riportato da Il Mattino, la Corte d'appello ha attribuito a Cammarota la responsabilità in relazione alla distruzione di Città della Scienza. L'ANSA ha riferito che il reato di incendio è stato dichiarato prescritto e che la pena di cinque anni e quattro mesi riguardava i reati di crollo e disastro doloso.
Cosa ha deciso la Corte d'appello
La ricostruzione riportata in appello ha attribuito a Cammarota due condotte specifiche: l'apertura della struttura agli incendiari e l'ispezione finale di sicurezza.
I presunti complici non sono stati identificati nella ricostruzione riportata e il movente è rimasto poco chiaro.
Serve cautela sulla distinzione giuridica: le fonti disponibili riportano un'attribuzione di responsabilità a Cammarota in appello e una condanna per crollo e disastro doloso, mentre il reato di incendio è stato indicato come prescritto. Non è la stessa cosa di una condanna definitiva per incendio.
Un incendio doloso
La sentenza pubblicata della Cassazione riporta la base tecnica del caso: gli investigatori hanno accertato che l'incendio era doloso, appiccato in quattro punti con benzina.
L'incendio e il successivo crollo sono avvenuti il 4 marzo 2013. Quell'accertamento tecnico — più punti di innesco con benzina — ha sostenuto l'impianto accusatorio secondo cui la distruzione di Città della Scienza fu intenzionale e non accidentale.
Perché la sentenza del 2022 non ha chiuso il caso
Il caso non è stato chiuso in modo definitivo dalla sentenza d'appello del 2022. La sentenza pubblicata della Cassazione afferma che la sentenza d'appello del 7 luglio 2022 è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
In termini pratici, questo significa che l'attribuzione di responsabilità in appello riportata da Il Mattino e dall'ANSA va letta insieme alla successiva decisione della Cassazione: la corte superiore ha disposto un nuovo esame del caso, invece di lasciare definitivo l'esito del 2022.
Cosa resta irrisolto
Tre punti restano irrisolti sulla base delle fonti acquisite:
Primo, le fonti non stabiliscono l'esito finale del procedimento dopo la decisione della Cassazione che ha disposto un nuovo esame.
Secondo, le identità e i possibili ruoli dei presunti complici restano irrisolti. La ricostruzione riportata fa riferimento a presunti complici non identificati.
Terzo, le fonti non stabiliscono un movente definitivo per l'incendio.
Chi segue la cronaca di questo caso deve quindi distinguere tra ciò che una Corte d'appello ha riportato come propria ricostruzione in una fase del procedimento e una sentenza definitiva. Sulla base delle prove attuali, la prima è documentata; la seconda no.