Il minor numero di terremoti degli ultimi mesi non significa che le forze che alimentano il bradisismo ai Campi Flegrei si siano indebolite. È la valutazione espressa da Lucia Pappalardo, direttrice dell'Osservatorio Vesuviano, secondo cui il calo della sismicità non coincide con una riduzione dei processi che alimentano il sollevamento del suolo.

Sollevamento del suolo, indicatori geochimici e pressurizzazione del sistema idrotermale restano significativi, anche durante una fase sismica più tranquilla.

Settembre più tranquillo dopo lo sciame di luglio

A settembre, nell'area dei Campi Flegrei sono stati registrati 92 terremoti, con una magnitudo di durata massima pari a 2,0. Il totale mensile più basso ha fatto seguito all'energetico sciame sismico del 31 luglio.

Quello sciame ha incluso un terremoto di magnitudo Md 4.7 registrato dall'INGV il 31 luglio 2026 alle ore 19:46:43 italiane, a una profondità di 3 km. L'INGV ne ha riportato la localizzazione a 40.8315, 14.1402.

Il contrasto tra luglio e settembre illustra il punto centrale di Pappalardo: una riduzione della frequenza dei terremoti, da sola, non può essere interpretata come una riduzione dell'attività complessiva della caldera.

Il suolo continua a sollevarsi

Il tasso medio di sollevamento del suolo è stato riportato a circa 10 più o meno 3 millimetri al mese e non si era ridotto in modo significativo dopo il terremoto del 31 luglio.

Poiché il processo bradisismico era in corso, il sollevamento in atto significava che restavano condizioni capaci di produrre ulteriore sismicità. In altre parole, il suolo continuava a muoversi verso l'alto, conservando il potenziale per altri terremoti anche mentre i conteggi restavano bassi.

L'INGV spiega che deformazione del suolo e sismicità sono correlate, ma non hanno una corrispondenza diretta su scale temporali diverse. Possono quindi verificarsi periodi con pochi terremoti mentre il suolo continua a sollevarsi.

Sistema idrotermale ancora attivo

I parametri geochimici monitorati sono rimasti all'interno dei trend di lungo periodo associati al riscaldamento del sistema idrotermale, alla pressurizzazione e a flussi di fluidi elevati.

Questa evidenza è il motivo per cui Pappalardo ha distinto la quiete sismica dalla quiete della caldera. Il numero dei terremoti descrive un segnale monitorato; temperatura, gas, fluidi e deformazione ne descrivono altri. Quando questi altri segnali restano elevati, la fase bradisismica in corso non è terminata.

Perché l'INGV osserva più segnali insieme

L'INGV utilizza un approccio multiparametrico che combina sismicità, deformazione del suolo, geochimica e altri dati di monitoraggio.

Per i lettori, questo aiuta a spiegare perché gli scienziati possano restare prudenti quando il numero dei terremoti diminuisce. Un singolo indicatore in calo non prevale su altri indicatori stabili o elevati. La valutazione dipende dal quadro di tutti i parametri monitorati, non dai soli conteggi sismici.

Cosa resta incerto

I terremoti non possono essere previsti, quindi i dati di monitoraggio disponibili non possono stabilire se un evento più forte si verificherà nelle settimane successive.

Le fonti disponibili non stabiliscono inoltre se la sismicità aumenterà, diminuirà o resterà stabile nelle prossime settimane, né forniscono una previsione definitiva su quando terminerà l'attuale fase bradisismica.

Anche magnitudo, profondità e coordinate riportate per l'evento del 31 luglio potranno essere riviste man mano che saranno disponibili ulteriori informazioni.