L'amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante ha presentato una potenziale combinazione con TIM come un percorso verso un minor rischio di investimento per gli azionisti, un possibile ritorno ai dividendi e la partecipazione al futuro consolidamento europeo delle telecomunicazioni.
La visione, riportata da Il Mattino Economia, descrive un gruppo con circa 5 miliardi di euro di margini operativi, una capitalizzazione di mercato da 50 miliardi di euro e 150.000 dipendenti. Si tratta di proiezioni legate al management per un gruppo combinato, non di risultati post-operazione verificati in modo indipendente.
Un'offerta da 10,8 miliardi di euro
Reuters riporta che l'offerta di Poste valuta TIM circa 10,8 miliardi di euro, strutturata come contanti più azioni Poste di nuova emissione.
Poste ha dichiarato che la precedente acquisizione di un ulteriore 15% di TIM da Vivendi era finalizzata a consolidarsi come azionista industriale di lungo periodo, a generare sinergie e a sostenere il consolidamento del mercato italiano delle telecomunicazioni.
La combinazione proposta viene presentata come più di un'operazione nelle telecomunicazioni. Collegherebbe connettività e infrastrutture digitali con le attività di Poste nei servizi finanziari, nei pagamenti, nella logistica, nell'energia e nei servizi pubblici.
Data center, Telsy e benefici previsti
Poste indica il controllo della rete di data center di TIM e della società di cybersecurity Telsy come vantaggi strategici dell'operazione.
Poste stima benefici annuali ante imposte da 700 milioni di euro, di cui 500 milioni di euro deriverebbero da riduzioni dei costi. Il completamento è previsto entro la fine del 2026, con un possibile effetto positivo sull'utile per azione a partire dal 2027.
Il precedente piano di investimento di Poste indicava inoltre partnership riguardanti l'accesso alla rete mobile per Postepay e possibili sinergie in telefonia, ICT, media, servizi finanziari, pagamenti, assicurazioni ed energia.
La logica industriale dichiarata dipende dalla semplificazione della governance, dalla realizzazione di sinergie e dal posizionamento del gruppo combinato in vista di un più ampio consolidamento europeo.
Cosa resta da risolvere
L'esito dell'offerta non è deciso. L'adesione degli azionisti, l'esame regolatorio e il completamento dell'operazione restano questioni aperte.
Restano incerti anche la portata e i tempi delle riduzioni dei costi, delle sinergie di ricavo, del ripristino dei dividendi e di un'eventuale più ampia espansione europea. Le fonti forniscono dettagli limitati sugli assetti di governance dopo il completamento e sul trattamento del debito esistente di TIM e degli asset di rete.
Per chi segue il processo, gli indicatori chiave sono l'adesione all'offerta, le decisioni regolatorie, i progressi verso l'obiettivo di completamento entro fine 2026 e l'eventuale concretizzazione dei benefici previsti e dell'effetto sull'utile per azione a partire dal 2027.