Il processo per le violenze denunciate nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 è entrato nella fase finale delle arringhe difensive. Nell'ultima fase del maxiprocesso, la difesa di Anna Rita Costanzo ha sostenuto che l'intensa esposizione mediatica possa aver inciso sulle dichiarazioni, sui ricordi e sui riconoscimenti resi da alcuni detenuti.

Tale affermazione resta una tesi della difesa, non un fatto accertato. La questione delle responsabilità individuali è ancora al vaglio del giudice e le fonti consultate non riportano una sentenza definitiva nel processo principale.

Cosa ha sostenuto la difesa

Secondo l'arringa riportata, la difesa di Costanzo ha sostenuto che l'ampia copertura di stampa e televisione possa aver influenzato il modo in cui i testimoni detenuti hanno ricordato i fatti e identificato il personale penitenziario.

La difesa ha inoltre prospettato la possibilità di scambi di persona in alcuni riconoscimenti. In questo contesto, i legali hanno richiamato i filmati delle sale di socialità e hanno sostenuto che le immagini non mostrerebbero Costanzo con un manganello.

Le immagini di videosorveglianza e le testimonianze rientrano tra gli elementi discussi dalle parti nel corso del procedimento.

Richieste dell'accusa e catena di comando

Separatamente, il pubblico ministero ha chiesto la condanna di numerosi imputati, con pene richieste comprese tra 7 e 21 anni, secondo quanto riportato. Le richieste riguardano i fatti avvenuti nel carcere e le responsabilità all'interno della catena di comando dell'amministrazione e della polizia penitenziaria.

Si tratta di posizioni dell'accusa. Non stabiliscono la colpevolezza e la valutazione finale spetta al giudice.

Diritti degli imputati e critiche all'esposizione mediatica

L'Unione delle Camere Penali ha distinto tra l'accertamento giudiziario delle violenze e la tutela dei diritti degli imputati. Ha chiesto un rapido chiarimento dei fatti, criticando la diffusione mediatica di foto e video prima del contraddittorio e richiamando la presunzione di non colpevolezza.

Questo dibattito più ampio offre un utile contesto per l'attuale linea difensiva: la difesa contesta l'attendibilità di alcune testimonianze ritenute esposte all'influenza mediatica, mentre l'associazione dei penalisti aveva in precedenza messo in guardia contro la spettacolarizzazione dell'indagine.

Un filone separato in Cassazione

Per due agenti processati con rito abbreviato, CasertaNews ha riferito che la Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione pronunciata in appello e ha disposto un nuovo esame davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello.

Le motivazioni di tale decisione della Cassazione non risultavano ancora disponibili nella fonte consultata. L'esito di quel filone separato non va quindi confuso con il processo principale, per il quale non risulta una sentenza definitiva.

Cosa resta da decidere

Restano aperti diversi punti:

  • Non risulta accertato, dalle fonti consultate, che l'esposizione mediatica abbia effettivamente alterato le testimonianze: si tratta della tesi avanzata dalla difesa.
  • La ricostruzione delle singole responsabilità resta oggetto del giudizio e non può essere presentata come definitivamente accertata.
  • Nelle fonti consultate non è riportata alcuna sentenza definitiva nel maxiprocesso principale.
  • Le motivazioni del provvedimento della Cassazione relativo ai due agenti non risultavano ancora disponibili.

I prossimi passi spettano al giudice, che dovrà valutare le immagini di videosorveglianza, le testimonianze, le obiezioni della difesa sull'influenza mediatica e sui riconoscimenti, nonché le richieste di condanna dell'accusa, prima di giungere alle proprie conclusioni.