Il futuro di Renato Parente alla presidenza del Consiglio comunale di Benevento ha dominato la seduta consiliare del 6 novembre 2026, trasformando una seduta ordinaria in uno scontro istituzionale su garanzie, opportunità politica e sede in cui tali decisioni dovrebbero essere discusse.
Al centro c'è la permanenza di Parente alla presidenza dopo un provvedimento di garanzia riportato nell'ambito dell'inchiesta Santamaria, descritto dalla cronaca locale come un avviso di garanzia. Il Consiglio non ha votato la sua rimozione. I consiglieri hanno invece discusso se la sua precedente offerta di dimissioni — e il rigetto di quell'offerta da parte della maggioranza — avrebbe dovuto essere trattata in pubblico, in aula consiliare.
Miceli: la decisione doveva essere discussa in Consiglio, non in una riunione di maggioranza
Il consigliere Angelo Miceli ha contestato il modo in cui la vicenda era stata gestita, sostenendo che le eventuali dimissioni del presidente del Consiglio non avrebbero dovuto essere discusse in una riunione di maggioranza a porte chiuse.
Per Miceli la questione era istituzionale, non personale: una scelta che riguarda la presidenza dell'intero Consiglio, ha detto, appartiene al Consiglio stesso, dove i gruppi di minoranza possono intervenire e il verbale pubblico riflette le posizioni espresse.
De Stasio: se intendeva dimettersi, doveva farlo in aula
La consigliera Rosetta De Stasio ha assunto una posizione simile sul piano procedurale, distinguendo al tempo stesso l'aspetto giudiziario da un giudizio definitivo.
Secondo quanto riportato sul dibattito consiliare, De Stasio ha sostenuto che, se Parente intendeva lasciare l'incarico, avrebbe dovuto formalizzare quella decisione in aula. Allo stesso tempo ha distinto l'indagine da una condanna, una distinzione condivisa dalle diverse posizioni politiche espresse durante il dibattito.
Il suo punto era quindi duplice: l'indagine di per sé non accerta la colpevolezza, ma eventuali dimissioni a essa collegate dovrebbero seguire un percorso istituzionale trasparente.
Mastella difende Parente: presunzione di innocenza
Il sindaco Clemente Mastella ha difeso Parente, richiamando la presunzione di innocenza e sostenendo che un avviso di garanzia non comporti automaticamente le dimissioni.
Quella posizione riecheggia la linea già assunta dalla maggioranza di governo a Benevento: la maggioranza aveva affermato che l'inchiesta non coinvolgeva sindaco e assessori e che il lavoro politico dell'amministrazione doveva proseguire.
L'intervento di Mastella ha inquadrato il caso come una materia in cui le garanzie giuridiche devono prevalere sulle conseguenze politiche immediate.
Parente: ho offerto le dimissioni per opportunità politica, e sono state respinte
Lo stesso Parente ha riferito in aula di aver offerto le proprie dimissioni alla maggioranza per ragioni di opportunità politica e che le dimissioni erano state respinte.
Il resoconto è coerente con quanto la maggioranza aveva comunicato il 26 settembre 2026, quando aveva detto di aver respinto all'unanimità le dimissioni offerte da Parente, richiamando la presunzione di innocenza.
Parente ha descritto la vicenda come non politica per natura. Ha inoltre affermato di essere deluso da quella che ha definito una mancanza di garantismo — un mancato rispetto, a suo avviso, del principio secondo cui una persona indagata resta innocente fino a prova contraria — nei suoi confronti nel dibattito pubblico.
Cosa chiarisce: una cronologia in due tappe
Per comprendere lo scontro del 6 novembre, contano due date.
Il 26 settembre 2026 la maggioranza ha annunciato di aver respinto all'unanimità le dimissioni offerte da Parente, presentandosi come compatta e sostenendo che l'inchiesta non toccava sindaco e assessori.
Il 6 novembre 2026 la questione è tornata in aula consiliare a Palazzo Mosti, ma in forma diversa: non più soltanto se Parente dovesse restare, ma se la decisione precedente avesse seguito il giusto percorso istituzionale.
Questo passaggio spiega perché Miceli e De Stasio si siano concentrati meno sulla colpevolezza o sull'innocenza e più sul dove e sul come la questione delle dimissioni era stata trattata.
Cos'altro era all'ordine del giorno
La seduta del 6 novembre non era stata convocata soltanto per il caso Parente. Secondo l'ordine del giorno pubblicato per la sessione delle 9:30 nella sala consiliare di Palazzo Mosti, i lavori comprendevano anche il bilancio consolidato 2025, variazioni di bilancio e la situazione di diversi cantieri PNRR.
Quel contesto è rilevante per i cittadini: la disputa sulla presidenza si è svolta accanto a punti finanziari e infrastrutturali con effetti diretti sull'amministrazione cittadina.
Cosa resta non chiaro
Vanno tenuti presenti diversi limiti. La cronaca disponibile non include una verifica diretta della documentazione giudiziaria relativa all'avviso di garanzia e alle specifiche contestazioni riguardanti Parente.
Nelle fonti esaminate non era disponibile una trascrizione ufficiale integrale della seduta del 6 novembre; le posizioni riportate riflettono ricostruzioni politiche che restano contrapposte sul piano procedurale.
Dalle fonti non è inoltre chiaro quale sia l'attuale stato procedurale dell'indagine, né se siano intervenuti successivi provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
Per ora l'esito istituzionale resta questo: Parente resta presidente dopo aver offerto dimissioni che la maggioranza ha respinto, mentre l'opposizione continua a contestare il metodo — non in una stanza della maggioranza, sostengono, ma in aula.