La Regione Campania si dice pronta a concedere formalmente il Grand Hotel Taburno di Bonea alla Comunità Montana del Taburno in comodato d'uso, per creare una base chiara per la gestione dell'immobile e organizzarne il recupero.
La posizione è stata riportata il 23 settembre 2026 da NTR24 e BeneventoNews24 dopo un intervento in Consiglio regionale della Campania del consigliere regionale Fernando Errico. La messa in sicurezza dell'edificio viene indicata come una priorità, con un recupero che dovrebbe coinvolgere la Regione, la Comunità Montana del Taburno e il Comune di Bonea.
Cosa ha proposto la Regione
Secondo NTR24, la Regione considera prioritaria la messa in sicurezza del Grand Hotel Taburno ed è disponibile a concedere formalmente l'immobile in comodato d'uso alla Comunità Montana del Taburno.
Lo scopo dichiarato di questa soluzione è stabilire una base giuridica chiara per l'uso e la gestione e consentire un percorso di recupero organizzato. Dalle notizie riportate non risulta che un nuovo accordo sia già stato firmato, né viene specificata la sua eventuale durata.
In termini generali, un comodato d'uso individua chi è autorizzato a usare e gestire un immobile di proprietà altrui. In questo caso, le testate presentano questa concessione formale come lo strumento che la Regione offre per permettere alla Comunità Montana di procedere in modo organizzato; non dettagliano i poteri, gli obblighi o le responsabilità di manutenzione che un futuro accordo conterrebbe.
Una proprietà regionale a Bonea
Le notizie confermate concordano sui fatti essenziali: il Grand Hotel Taburno è un immobile di proprietà regionale situato nel territorio di Bonea, nel Sannio ai piedi del massiccio del Taburno, ed è stato descritto come degradato e abbandonato.
BeneventoNews24 conferma che l'edificio ha subito degrado, atti vandalici e furti. Entrambe le testate locali segnalano inoltre che restano da chiarire questioni urbanistiche ed edilizie relative alla conformità dell'immobile.
Nelle notizie raccolte non viene indicato alcun finanziamento definito, alcun cronoprogramma dei lavori né un piano dettagliato per la messa in sicurezza.
Come il tema è arrivato in Consiglio regionale
La questione è stata portata davanti al Consiglio regionale della Campania attraverso l'intervento in Question Time di Fernando Errico.
Un precedente articolo di NTR24, datato 18 settembre 2026, riferisce che l'interrogazione di Errico riguardava le condizioni dell'edificio, gli ostacoli al suo utilizzo, le prospettive di recupero e la possibile inclusione in una più ampia strategia di sviluppo territoriale, turistico e delle aree interne. Quella precedente richiesta di un percorso concreto di recupero costituisce il contesto istituzionale della più recente risposta della Regione.
Non essendo stato reperito alcun verbale ufficiale del Consiglio regionale né alcun provvedimento amministrativo che verifichi in modo indipendente le dichiarazioni riportate, questo articolo si basa sui due resoconti concordanti della stampa locale.
Una storia che risale al 1998
Un utile elemento di contesto è la precedente storia gestionale dell'immobile. Secondo quanto riportato, la struttura fu affidata alla Comunità Montana del Taburno nel 1998, che svolse anche il ruolo di soggetto attuatore di un intervento di riqualificazione finanziato dalla Regione.
Le notizie non forniscono un resoconto completo di ciò che seguì quell'intervento né di come l'edificio sia tornato alle condizioni attuali. Questa storia aiuta comunque a capire perché la soluzione proposta ruoti ancora una volta attorno al rapporto tra la Regione, in qualità di proprietaria, e la Comunità Montana, come ente locale gestore, con il coinvolgimento del Comune di Bonea.
Perché si punta sulla collaborazione tra tre enti
Entrambe le testate sottolineano che il recupero dovrebbe coinvolgere la Regione, la Comunità Montana del Taburno e il Comune di Bonea.
Le notizie non attribuiscono ruoli dettagliati a ciascuna istituzione. L'accento, per come viene presentato, è pratico: la Regione è proprietaria dell'immobile, la Comunità Montana è individuata come futuro soggetto detentore nell'ambito del comodato proposto, e Bonea è il Comune in cui sorge l'edificio e dove andranno chiarite le questioni urbanistiche ed edilizie.
Cosa resta da decidere
I lettori devono tenere presenti tre punti ancora aperti.
Primo, la futura destinazione dell'edificio dopo il recupero resta indefinita nelle notizie raccolte. Secondo, non vi sono un bilancio confermato né un calendario per i lavori di messa in sicurezza. Terzo, il passaggio giuridico stesso — un comodato formalmente firmato — è riportato come una disponibilità già espressa dalla Regione, non come un accordo già concluso.
La precedente interrogazione consiliare aveva sollevato la possibilità di inserire il recupero in una più ampia strategia territoriale e turistica per le aree interne. Le notizie più recenti non vanno oltre questo contesto e non definiscono un progetto specifico per l'hotel.
I prossimi sviluppi verificabili da seguire sono quindi un atto formale di concessione dell'immobile, il chiarimento delle questioni urbanistiche e di conformità, e un eventuale piano pubblicato per la messa in sicurezza e i finanziamenti.