Ad Avellino si è aperto uno scontro politico sul futuro di Avellino Città Servizi (ACS), la società dei servizi comunali attualmente in liquidazione. I consiglieri di opposizione guidati da Gianluca Festa hanno presentato o annunciato una mozione consiliare per chiedere all’amministrazione di fermare la liquidazione, sostenendo che la società si sia risanata sul piano economico. L’amministrazione replica che la liquidazione deriva da problemi di bilancio irrisolti, ma dichiara di voler salvare la società e tutelare i lavoratori.

La mozione mette sul tavolo due ricostruzioni contrapposte di ACS: una incentrata su un utile del 2025 e sulla riduzione dei costi del personale, l’altra incentrata sul patrimonio eroso e sulla necessità di un piano industriale sostenibile.

Cosa chiede l’opposizione

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, Festa e altri consiglieri di opposizione hanno presentato una mozione ex art. 68 del regolamento consiliare per chiedere la revoca della liquidazione di ACS.

La mozione sostiene che:

  • ACS ha chiuso l’esercizio 2025 in utile ed è quindi economicamente risanata;
  • non vi sono motivazioni economiche sufficienti per procedere con la liquidazione;
  • il Comune dovrebbe convocare un’assemblea straordinaria dei soci per revocare la liquidazione;
  • se necessario, si dovrebbe valutare un nuovo piano industriale o una ricapitalizzazione;
  • vanno mantenuti i livelli occupazionali e le condizioni contrattuali esistenti.

Festa ha inoltre avvertito che, in caso di conferma della liquidazione, l’opposizione potrebbe impugnare la decisione davanti al giudice amministrativo, il TAR.

I numeri dietro la mozione

L’opposizione lega le proprie ragioni agli effetti di un project financing negli ultimi sette anni.

La sua ricostruzione, come riportata dalla stampa locale, comprende tre punti distinti:

  • i costi annuali del personale di ACS sono diminuiti di circa il 50% negli ultimi sette anni;
  • il Comune riceve circa 2,1 milioni di euro all’anno per 14 anni in relazione al contratto con Telereding Spa;
  • esiste un avanzo superiore a un milione di euro tra i ricavi e i costi collegati.

L’opposizione cita separatamente un risparmio di circa un milione di euro. I dati di bilancio richiamati da Festa non risultano verificati negli articoli acquisiti tramite i conti societari primari o atti comunali, e il testo integrale della mozione e l’esito di un eventuale voto consiliare non erano disponibili nelle fonti esaminate.

Quali servizi ed edifici sono coinvolti

Festa collega il futuro di ACS alla guardiania e alla gestione di diverse strutture comunali, tra cui Ex Dogana, ex Cinema Eliseo, Teatro e Palazzetto dello Sport.

La questione di fondo, quindi, non è soltanto se ACS sopravviva come società, ma quali servizi comunali resterebbero ad essa affidati e a quali condizioni contrattuali ed economiche.

La risposta dell’amministrazione: la liquidazione resta, ma si cerca il salvataggio

L’amministrazione comunale offre una ricostruzione diversa. Sostiene che ACS resti in liquidazione perché i bilanci precedenti non sono stati approvati, con conseguente erosione del patrimonio sociale.

Allo stesso tempo, l’amministrazione dichiara di essere al lavoro per salvare ACS e tutelare i suoi 22 dipendenti attraverso un piano industriale sostenibile.

Secondo la ricostruzione dell’amministrazione:

  • i 22 dipendenti applicano attualmente il contratto Confcommercio, anche se svolgono soprattutto mansioni di guardiania e di ausiliari del traffico;
  • la proposta in discussione prevederebbe incentivi all’esodo per dieci lavoratori prossimi alla pensione;
  • i restanti dodici lavoratori passerebbero a un contratto più coerente con le mansioni effettivamente svolte.

La posizione ufficiale dichiarata è favorevole alla revoca della liquidazione, ma solo se un piano industriale dimostrerà la sostenibilità finanziaria e la convenienza economica dei servizi affidati ad ACS rispetto al mercato.

Due versioni a confronto

Al centro della contesa ci sono due questioni contabili e politiche irrisolte.

L’opposizione afferma che ACS sia già risanata e che la liquidazione sia ingiustificata. L’amministrazione sostiene che i conti irrisolti del passato abbiano eroso il patrimonio della società e che qualsiasi salvataggio debba superare una verifica di sostenibilità.

Né gli articoli locali esaminati né le sintesi disponibili stabiliscono quale ricostruzione contabile sia definitiva. La distinzione è importante per i lettori: un utile in un singolo anno recente non risolve di per sé le questioni dei precedenti bilanci non approvati o del capitale depauperato, così come passività pregresse irrisolte non dimostrano di per sé che un piano industriale rivisto non possa rendere la società sostenibile.

Cosa guardare adesso

Restano aperti diversi punti:

  • se il Consiglio discuterà e voterà la mozione dell’opposizione, e con quale esito;
  • se sarà convocata un’assemblea straordinaria di ACS;
  • quale piano industriale, se mai, l’amministrazione presenterà come base per revocare la liquidazione;
  • cosa accadrà ai 22 dipendenti, in particolare la distinzione tra i dieci lavoratori indicati come candidati agli incentivi all’esodo e gli altri dodici;
  • se sarà effettivamente presentato un ricorso al TAR.

Per ora, entrambe le parti dichiarano di voler salvaguardare ACS e i suoi lavoratori. Divergono sul fatto se la liquidazione debba essere fermata subito perché la società è già solida, oppure rimossa solo dopo che un nuovo piano avrà dimostrato che può operare in modo sostenibile.