Oltre 140 lavoratori delle Fonderie Pisano di Salerno rischiano il licenziamento dal 1° novembre, secondo la Cgil, che chiede alla Regione Campania di presentarsi al prossimo incontro ministeriale con un piano occupazionale chiaro.
In occasione dell'incontro del 14 ottobre 2026 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), la Cgil ha riferito che l'azienda avrebbe confermato due mosse: un ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR) contro una decisione della Regione Campania e l'intenzione di avviare i licenziamenti dal 1° novembre. Raffaele Paudice della CGIL Napoli e Campania ha detto che il sindacato vuole risposte chiare al prossimo incontro al MIMIT, fissato per il 21 ottobre.
La Cgil ha descritto i lavoratori come stretti in una contesa amministrativa e giudiziaria tra l'azienda e le istituzioni pubbliche. Ha chiesto alla Regione di presentare un piano condiviso per l'occupazione nel sito di Salerno e una prospettiva concreta per i lavoratori collegati a Luogosano.
Il presidio davanti agli uffici della Regione
La Fiom-CGIL ha dichiarato che sono coinvolti più di 140 lavoratori e ha annunciato un presidio a rotazione al mattino davanti agli uffici della Regione Campania in Via Generale Clark. Il sindacato ha legato la manifestazione ai ritardi sia nella proposta di ripresa della produzione sia nel procedimento autorizzativo per il nuovo progetto.
Secondo il sindacato, un precedente incontro al MIMIT il 27 maggio non aveva portato progressi sufficienti su nessuno dei due binari: il progetto di una nuova fonderia oppure una ripresa temporanea dell'attività nel sito di Fratte. Questa mancanza di avanzamenti, ha affermato la Cgil, ha lasciato irrisolto il nodo delle tutele occupazionali mentre proseguono i passaggi legali e amministrativi.
Lo stabilimento di Salerno e la proposta di riconversione verde
Fonderie Pisano indica la sua fabbrica di Salerno in Via Dei Greci 144 e descrive la propria attività come produzione di ghisa. Il sito web dell'azienda dichiara le certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 14001:2015.
La riconversione proposta di cui si parla nelle cronache recenti sostituirebbe i forni cubilotto alimentati a coke con forni elettrici a induzione, con l'obiettivo dichiarato di ridurre le emissioni e l'impatto odorigeno. Lo stabilimento di Fratte risulta chiuso dal 25 marzo 2026 mentre il progetto proposto veniva valutato nell'ambito del procedimento autorizzativo regionale.
Le fonti acquisite non stabiliscono se tale riconversione abbia ricevuto l'autorizzazione ambientale definitiva, né verificano in modo indipendente le emissioni attuali dello stabilimento o le prestazioni tecniche delle attrezzature proposte.
Cosa attendersi il 21 ottobre
La questione centrale dell'incontro al MIMIT del 21 ottobre è occupazionale: se Regione Campania, azienda e sindacati riusciranno a concordare la prosecuzione delle tutele per i lavoratori di Salerno e un percorso definito per i lavoratori di Luogosano.
La seconda questione è procedurale: come il ricorso dell'azienda al TAR interagisce con il procedimento autorizzativo regionale e con l'eventuale cronoprogramma per una ripartenza temporanea o per un nuovo impianto nel lungo periodo.
L'esito di quell'incontro non è ancora stabilito. Il piano di licenziamenti riferito è stato presentato attraverso dichiarazioni della Cgil, e il materiale esaminato non include una comunicazione aziendale sui licenziamenti verificata in modo indipendente.
Perché è importante per i lettori di Salerno
Il caso delle Fonderie Pisano si colloca all'incrocio di due preoccupazioni locali di lungo periodo: la stabilità dell'occupazione industriale nell'area di Salerno e il futuro ambientale del sito di Fratte. Una ripartenza temporanea risponderebbe alla questione occupazionale immediata, mentre il progetto proposto di forni elettrici determinerebbe l'assetto di lungo periodo dell'attività di fonderia in città.
Per ora, lavoratori e residenti si trovano davanti a tempi stretti: un presidio in corso davanti agli uffici della Regione, una data di licenziamento indicata al 1° novembre e un altro incontro ministeriale il 21 ottobre che, secondo la Cgil, deve produrre risposte e non un altro rinvio.