Le proteste studentesche si sono estese a Napoli il 12 e il 13 ottobre 2026, con occupazioni segnalate in diversi licei cittadini e momenti di tensione in due scuole nella seconda giornata.
La mobilitazione ha portato alla chiusura dei cancelli e alla sospensione delle lezioni nelle scuole coinvolte, mentre gli studenti hanno collegato le azioni alle condizioni degli edifici, ai finanziamenti per l'istruzione, alle politiche scolastiche del governo, all'aumento delle spese militari e al caro vita e al caro affitti.
Quali scuole sono state coinvolte
Il 12 ottobre le scuole occupate risultavano essere il Tito Lucrezio Caro, l'Umberto, il Genovesi, il Sannazaro e il Mercalli. Il Tito Lucrezio Caro è stato il primo istituto segnalato, seguito dall'Umberto, dal Genovesi, dal Sannazaro e dal Mercalli con l'allargarsi della protesta.
Il 13 ottobre l'attenzione si è spostata su altri due casi: il liceo Mazzini e il liceo Alberti di Soccavo.
Queste informazioni vanno lette come una fotografia del momento, non come un elenco definitivo: le fonti acquisite non forniscono un elenco ufficiale e completo degli istituti ancora occupati dopo il 13 ottobre.
Tensioni al Mazzini e all'Alberti
Al liceo Mazzini, il 13 ottobre, si sono registrati momenti di tensione. Un primo tentativo di occupare la scuola è stato fermato dai carabinieri, dopo di che gli studenti hanno occupato l'istituto.
Gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta «No al riarmo e no a tagli all'Istruzione».
Al liceo Alberti di Soccavo, un tentativo di occupazione è stato bloccato da alcuni docenti, secondo un video diffuso dagli studenti.
I resoconti disponibili sugli episodi al Mazzini e all'Alberti provengono da articoli di stampa e, per l'Alberti, da un video condiviso dagli studenti. Nelle fonti acquisite non era disponibile una ricostruzione completa da parte dei docenti o delle forze dell'ordine.
Il collettivo studentesco dell'Umberto ha negato aggressioni o spinte nei confronti del personale Ata e ha contestato le ricostruzioni che suggerivano episodi di violenza.
Le ragioni della protesta
Nei tre resoconti le rivendicazioni citate sono coerenti:
- l'opposizione ai tagli all'istruzione
- l'opposizione al riarmo e all'aumento delle spese militari
- il caro vita e il caro affitti
- le politiche scolastiche del governo, tra cui il ddl sulla scuola, il tetto agli studenti stranieri e le condizioni degli edifici scolastici
Nelle scuole occupate gli studenti hanno richiamato anche le proteste in Francia e le mobilitazioni contro l'inflazione e il caro affitti partite da Madrid, collocando le occupazioni di Napoli in un più ampio contesto europeo.
Il numero di studenti coinvolti e la durata prevista delle occupazioni non sono indicati in modo verificabile nelle fonti acquisite.
Cosa significa «occupazione» in questo contesto
Per chi non conosce le proteste scolastiche italiane, una «occupazione» significa generalmente che gli studenti chiudono i cancelli e sospendono le lezioni regolari per tenere assemblee e attività autogestite. È quanto descritto a Napoli: cancelli chiusi, lezioni sospese e attività di protesta concentrate negli edifici scolastici.
Si tratta di scuole in attività, non di luoghi da visitare. I punti di mappa che accompagnano questo articolo — Liceo Mazzini, Liceo Alberti di Soccavo, Liceo Umberto I e Liceo scientifico Tito Lucrezio Caro — individuano le scuole citate nei resoconti; non sono un invito a recarsi presso una protesta in corso.
Cosa resta da chiarire
Tre punti vanno tenuti presenti. Non esiste un elenco complessivo confermato delle scuole ancora occupate dopo il 13 ottobre. Le ricostruzioni degli episodi al Mazzini e all'Alberti restano parziali nel materiale disponibile, basate su resoconti giornalistici e su un video degli studenti. E né la partecipazione totale né la durata delle occupazioni risultavano verificabili dalle fonti acquisite.