Un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli pone sotto esame il progetto ferroviario ad alta velocità Napoli-Bari, con presunti favori nei subappalti, corruzione e possibili legami mafiosi al centro del caso.

Secondo la ricostruzione riportata da Il Mattino, sono sette le tratte della linea Napoli-Bari coinvolte nell'indagine. I resoconti descrivono una catena di subappalti lungo il progetto ferroviario, con cantieri individuati tra Napoli, Cancello, Frasso Telesino, Vitulano, l'Irpinia, Orsara e Foggia.

I consorzi citati in collegamento con i cantieri oggetto di accertamenti sono Nacav, Telese e Hirpinia Av, secondo ITV Online.

Le presunte utilità: cene, telefoni e un'auto

Al centro delle accuse ci sono presunti scambi di affidamenti e facilitazioni in cambio di denaro o altre utilità.

Tra le presunte utilità citate nell'inchiesta figurano cene, telefoni e l'uso esclusivo di un'automobile di alta cilindrata. Una ricostruzione riportata da Cronache di Caserta parla di presunti affidamenti, subappalti, pagamenti accelerati e lavori in economia favoriti in cambio di denaro o altre utilità.

I reati ipotizzati comprendono corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni e, in alcuni casi, aggravanti legate al metodo mafioso o al concorso esterno.

Areco e il presunto legame con i Belforte

Gli investigatori descrivono Areco come presunto punto di collegamento tra le imprese impegnate nei lavori dell'alta velocità e soggetti ritenuti vicini al clan Belforte di Marcianise.

Secondo l'ipotesi della Direzione distrettuale antimafia, riportata da Cronache di Caserta, il gruppo Belforte avrebbe tentato di inserire imprese vicine nei lavori dell'alta velocità attraverso una rete di relazioni collegata ad Areco.

Il ruolo attribuito alle singole imprese oltre la prospettazione della Procura non risulta verificato in modo indipendente nei documenti acquisiti, e le accuse restano da verificare in sede giudiziaria.

Quanto è ampia l'inchiesta? Le cifre riportate differiscono

Le fonti acquisite riportano cifre diverse sull'ampiezza dell'indagine.

Il Mattino parla di 45 indagati e 41 richieste di arresto. ITV Online, in un articolo dell'11 settembre 2026, riferisce di 49 indagati e 45 misure cautelari richieste dalla Dda di Napoli.

I documenti acquisiti non spiegano perché i numeri differiscano tra le testate. Nel materiale acquisito non risultano decisioni definitive del giudice per le indagini preliminari sugli interrogatori preventivi o su eventuali provvedimenti cautelari.

Dove si concentrano i controlli

Per chi segue il progetto Napoli-Bari, la geografia conta. La catena di subappalti descritta nei resoconti corre lungo tutto il corridoio, dalla zona di Napoli attraverso Cancello e Frasso Telesino in Campania, passando per Vitulano e l'Irpinia, fino a Orsara e Foggia in Puglia.

I tre nomi dei consorzi citati — Nacav, Telese e Hirpinia Av — corrispondono a raggruppamenti collegati ai cantieri interessati dai controlli, secondo ITV Online. Sono indicati come soggetti collegati ai siti interessati, non come parti già ritenute responsabili.

Cosa significano le accuse, e cosa non stabiliscono

In termini semplici, le ipotesi riportate riguardano il modo in cui i subappalti sarebbero stati assegnati e gestiti: chi ha ricevuto i lavori, chi è stato pagato più in fretta, chi ha ottenuto ulteriori piccoli lavori, e cosa sarebbe stato dato in cambio.

La corruzione riguarda il presunto scambio di atti d'ufficio con denaro o utilità. La turbativa d'asta riguarda presunte interferenze nelle procedure di gara pubblica. La falsa fatturazione riguarda fatture ritenute fittizie. Le ulteriori aggravanti legate alla mafia, dove contestate, riguardano i metodi utilizzati o il presunto vantaggio per un gruppo criminale.

Nessuna di queste accuse equivale a una responsabilità accertata. Il caso resta nella fase investigativa e cautelare, e gli elementi disponibili riguardano presunte pratiche nei subappalti descritte dai pm, non pronunce contro specifiche persone indagate.