Un ex operaio dello stabilimento Sacelit di Volla, dove per decenni sono stati prodotti manufatti in cemento-amianto, ha sviluppato una patologia pleurica legata al lavoro, ma era rimasto senza il relativo indennizzo perché il grado di danno riconosciuto era troppo basso. Il Tribunale di Nola ha ora riconosciuto un grado di danno più elevato e ha disposto il pagamento.
L'operaio era stato impiegato nello stabilimento dal 1976 al 1997. Anni dopo ha sviluppato lesioni pleuriche, tra cui placche e calcificazioni, attribuite all'esposizione professionale all'amianto.
L'INAIL aveva riconosciuto la patologia come malattia professionale, ma aveva attribuito una percentuale di danno troppo bassa per accedere al relativo indennizzo. Sulla base di accertamenti medico-legali, il Tribunale di Nola ha riconosciuto un grado di lesione più elevato e ha ordinato all'INAIL di corrispondere l'indennizzo.
La sentenza ha riconosciuto inoltre il diritto del lavoratore alle prestazioni del Fondo per le vittime dell'amianto.
Le cronache non indicano il nome dell'operaio. Non riportano né la percentuale esatta attribuita dall'INAIL, né la percentuale rivalutata riconosciuta dal giudice, né l'importo dell'indennizzo in questo caso. Il testo integrale della sentenza e un eventuale appello non sono descritti nelle informazioni disponibili.
Perché la percentuale è stata decisiva
Il punto centrale di questo caso non era se la malattia fosse legata al lavoro. Quel nesso era già stato riconosciuto.
La controversia riguardava il livello di danno accertato. Poiché la valutazione iniziale restava sotto la soglia richiesta per l'indennizzo, non era seguito alcun pagamento. La nuova valutazione del tribunale ha fatto superare quella soglia, sbloccando sia l'indennizzo INAIL sia l'accesso al Fondo per le vittime dell'amianto.
Un quadro più ampio legato allo stabilimento Sacelit di Volla
Il caso di Volla è uno dei diversi procedimenti collegati all'esposizione all'amianto alla Sacelit.
In un altro procedimento collegato alla Sacelit, a Nola, il giudice ha riconosciuto l'esposizione all'amianto di un altro lavoratore e ha disposto un adeguamento contributivo-previdenziale indicato in 150.000 euro.
Un altro caso separato ha riguardato un lavoratore di Volla impiegato alla Sacelit dal 1974 al 1992, morto nel 2017 per mesotelioma pleurico. In quel caso, Nuova Sacelit e Italcementi sono state condannate a versare alla famiglia del lavoratore un risarcimento superiore a 1 milione di euro.
Nel loro insieme, i casi indicano un'esposizione prolungata che ha riguardato lavoratori impiegati nel sito di Volla tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, con i tribunali che ne hanno affrontato le conseguenze attraverso strade diverse: valutazione del danno e indennizzi, adeguamenti pensionistici e risarcimenti alle famiglie dopo malattie mortali.